Repubblica Centrafricana, i soldati francesi uccidono combattenti nella Capitale

L'Onu ha approvato ieri l'invio di truppe da Parigi. Nel Paese continuano gli scontri e le violenze, dopo il colpo di Stato

Le Nazioni Unite hanno autorizzato ieri un intervento francese in Repubblica centrafricana, annunciando l'invio di 1.200 soldati, dispiegati per ripristinare l'ordine nel Paese, sconvolto da violenti scontri che stanno provocando numerose vittime. Le persone morte nella sola giornata di ieri sarebbero almeno 105.

Le truppe già sul terreno (600 uomini) hanno dato il via oggi alle operazioni, con alcuni pattugliamenti a Bangui, capitale del Paese. I militari presenti all'aeroporto si erano finora limitati alla protezione dello scalo e dei francesi presenti in città.

Nei prossimi giorni arriveranno altri soldati dalla Francia, finché tutti gli uomini del contingente non saranno dispiegati. L'obiettivo, ha spiegato il ministo della Difesa, Le Drian, è quello di portare un minimo di sicurezza, abbastanza perché si possa avere "l'avvio di un intervento umanitario", per arrivare poi a cedere il controllo alle truppe africane "in attesa della transizione politica".

Le truppe hanno affrontato e ucciso alcuni combattenti a Bangui, aprendo il fuoco su un pick-up non lontano dall'aeroporto. Gli uomini avrebbero sparato "contro le posizioni francesi".

La situazione della Repubblica centrafricana è degenerata quando, a marzo, una coalizione di ribelli, Seleka ("alleanza" in lingua Sango), ha cacciato il presidente François Bozize, in un colpo di Stato che è soltanto l'ultimo di una serie di eventi simili accaduti da quando la nazione si dichiarò indipendente dalla Francia, nel 1960.

Al posto di Bozize è arrivato l'attuale presidente, Michel Djotodia, ma il cambio al vertice non è bastato a riportare la calma nel Paese, in preda alla violenza.

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Commenti

mbotawy'

Dom, 08/12/2013 - 14:08

Le nazioni ex proprietarie di colonie nel mondo,e in Africa in particolare,avendo dato a queste ex-colonie l'indipendenza,non hanno nessun diritto di intromettersi nei loro affari.