La rivolta di piazza affossa pure la Borsa

Crolla la lira turca, la Borsa apre in ritardo ufficialmente «per motivi tecnici» e poi lascia sul terreno perdite pesanti. Per un giorno in Turchia la preoccupazione per l'espandersi delle proteste di piazza, che contagiano una città dietro l'altra, sembra non esser stata la principale preoccupazione. Il calo della Borsa e della valuta, secondo gli analisti, fa seguito sia agli accentuati timori di instabilità del Paese, sia ai commenti del premier Erdogan, che aveva tuonato domenica contro «la lobby dei tassi di interessi», in sostanza adombrando speculazioni internazionali attorno ai moti di piazza in atto nel suo Paese. Ma anche questo inedito accento di Erdogan contro la grande finanza non sarebbe piaciuto secondo i mercati, visto che finora il primo ministro si era sempre mostrato incline a favorire gli investimenti stranieri. Dopo le frasi di Erdogan i titoli più colpiti in Borsa sono stati quelli delle principali banche. Intanto la protesta non si ferma e nemmeno la repressione. Ad Adana 13 militanti sono finiti in cella per un tweet mentre il premier annuncia: incontrerò i leader della rivolta.