Ségolène parla troppo: arrivano le prime gaffe

ParigiIl richiamo al silenzio, in favore dell'azione, è servito a poco: da quando è diventata ministro dell'Ambiente, Ségolène Royal è già incappata nelle prime gaffe. Tanto da subire il richiamo pubblico del vicepresidente della regione dell'Ile de France: farebbe bene a contare fino a dieci prima di parlare, dice Pierre Serne dopo la bufera scatenata dall'ultima uscita di Ségo. Alla vigilia dell'approvazione del piano anti-inquinamento nella capitale francese, con la Tour Eiffel nascosta dallo smog per diversi giorni nel 2014, il ministro dell'Ambiente si è affrettato a dire che tutti gli autobus di Parigi dovrebbero essere elettrici. Un tema che vede contrapporsi nello stesso Ps i pro Diesel (uno dei punti di forza dell'Industria francese, secondo il collega all'Economia Arnaud Montebourg) e il neo eletto sindaco di Parigi Anne Hidalgo, che dei trasporti puliti ha fatto un simbolo.
«La Capitale deve dare il buon esempio, così anche le altre grandi città: da Lilla a Strasburgo», dice Ségolène, tranchant. Ma con quali soldi? Il tema aveva diviso socialisti ed ecologisti già alla vigilia del voto amministrativo ed era stato affrontato con una certa riservatezza da Hidalgo. Questa settimana, causa Ségolène, sono fioccate le domande al primo cittadino. E soprattutto al governo: esiste un provvedimento in materia? State pensando a dare sussidi alle città che investiranno nei trasporti elettrici? Niente di tutto questo. Interpellata su un eventuale intervento economico dello Stato, Ségo ha detto che «le città hanno i mezzi per assicurarsi autonomamente una politica dei trasporti puliti». Lo Stato non metterà mani al portafoglio per concretizzare l'input del suo ministero. In una fase in cui ai bilanci locali sono stati tagliati 11 miliardi di euro, come previsto dal piano di risparmio voluto dal premier Valls, approvato dall'Assemblea nazionale, sono fioccate interrogazioni parlamentari ai ministri competenti in materia economica da parte dei deputati-sindaci. Di fatto hanno chiarito: trattasi di proposito e non di provvedimento governativo.
Un'uscita personale che ha creato imbarazzi in una fase in cui Hidalgo a Parigi si barcamena tra le lobby del carburante e le risorse da trovare per il suo piano anti-inquinamento, che prevede sì un ridimensionamento dei mezzi a carburante, ma entro il 2015 e non nel brevissimo periodo come proposto da Royal. Ségo ha pure subìto il richiamo del vicepresidente ecologista dell'Ile de France, con delega ai trasporti, che l'ha accusata di non avere contezza del dossier: «A oggi, nessuna grande città è in grado di mantenere un palco autobus elettrico al 100%». D'altronde, al governo, Hidalgo aveva chiesto solo di promuovere più giornate di circolazione a targhe alterne. E il premier Valls, a tutti i membri dell'esecutivo aveva ricordato di non cadere nella politica degli annunci. Tantomeno in quella delle dichiarazioni, se non ci fosse certezza di attuare quanto detto.
Ségolène non ha resistito. Il titolare delle Finanze, Michel Sapin, è stato perfino costretto a dare risposte in Parlamento a chi chiedeva cosa intendesse la collega quando la settimana scorsa ha rimesso in gioco l'ecotassa. Altro flop comunicativo del dicastero Royal. L'imposta abbandonata dopo la protesta dei berretti rossi bretoni avrebbe dovuto portare circa un miliardo di euro all'anno nelle casse statali. Royal ha ipotizzato un prelievo sui profitti, due miliardi all'anno, delle società di gestione delle autostrade. L'idea potrebbe essere formalizzata a giugno, ma Sapin ha chiarito che nulla è stato ancora deciso.
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