Scontri in Egitto, cinque morti Uno è americano

Sono giorni tormentati per l'Egitto. È iniziato ieri uno tra i week end più lunghi per il Paese dopo la rivoluzione del 2011. Migliaia di persone - dal Cairo ad Alessandria, dalle province del Delta al canale di Suez - sono scese in piazza in manifestazioni che hanno rivelato l'estensione della polarizzazione politica.
Da una parte, hanno invaso le strade i sostenitori del raìs Mohammed Morsi, leader dei Fratelli musulmani. Dall'altra, le opposizioni divise, ricompattate in queste settimane non da un leader politico o da un partito, ma da un nuovo movimento di attivisti che da mesi porta avanti una petizione. La campagna, intitolata «Tamarrud», ribellione in arabo, avrebbe raccolto secondo gli organizzatori quasi 20 milioni di firme: più dei voti presi alle elezioni dal raìs. Ha una sola richiesta capace di unificare la piazza: «Morsi, vattene». È lo slogan cantanto alle proteste, scandito assieme ad altri: «Il 30 giugno davanti al Palazzo, abbasso Morsi e i Fratelli musulmani». Quello di ieri infatti è soltanto l'inizio. Da giorni, sale la tensione nel Paese in vista della manifestazione che le opposizioni hanno organizzato per domenica. Il timore in queste ore è che la polarizzazione si trasformi in diffusa violenza, come è già avvenuto ieri ad Alessandria - dove la protesta è degenerata in scontri e ci sono state due vittime, una sarebbe un giornalista americano accoltellato al petto - e in alcune province del Nord - in cui sono morte quattro persone. Le opposizioni accusano il presidente di non aver mantenuto la promessa di costruire una democrazia e di aver anzi agito come l'ex regime di Hosni Mubarak: cercando di infiltrare le istituzioni e cementare il proprio potere. I Fratelli musulmani parlano invece di cospirazione contro un governo democraticamente eletto e accusano «resti» del vecchio regime di operare contro la legittimità.
Domenica è l'anniversario dell'elezione del raìs Morsi, che aveva promesso di essere il presidente di tutti. Invece, «tutto va verso un confronto - spiega al Giornale Issandr El Amrani, analista ed esperto di Egitto -. Tutti si stanno preparando in queste ore, come per una campagna: partiti, polizia, esercito». E l'esercito, che secondo El Amrani è «riluttante a intervenire», ha chiesto alle parti moderazione. I vertici hanno però fatto sapere che, se il Paese rischiasse d'entrare «nel buio tunnel degli scontri intestini», allora i militari non resterebbero nelle caserme. Intanto hanno già provveduto a dispiegare truppe davanti ai palazzi delle istituzioni.

Commenti
Ritratto di marforio

marforio

Sab, 29/06/2013 - 21:38

SICURAMENTE UNA SPIA , ALTRIMENTI POTREI DIRE ,SOLO UNO ?