Sequestrato un altro tecnico italiano in Cirenaica

Bengasi Un ingegnere italiano sarebbe stato sequestrato nella regione orientale libica della Cirenaica. L'uomo, di cui ancora non è stato reso noto il nome, è dipendente della scoietà di costruzioni «Enrico Ravanelli SpA» di Venzone (Udine), impegnata dall'ottobre 2012 nei lavori per la ricostruzione degli impianti idrici e fognari di Tobruk. La sua auto è stata trovata abbandonata sul ciglio di una strada alle 7 di ieri mattina, ora italiana, con le chiavi inserite nel cruscotto. Si teme per la sua vita a causa del diabete di cui soffre e per il fatto che i rapitori hanno lasciato il suo kit dell'insulina, cui deve ricorrere quotidianamente, all'interno della sua auto.
Il ministero degli Esteri e l'unità di crisi si sono immediatamente attivati e seguono gli sviluppi del caso. Per il momento la Farnesina si limita a parlare di «irreperibilità» del nostro connazionale, ma le circostanze della sua scomparsa fanno temere un rapimento. La convinzione è che si tratti di un sequestro a scopo di estorsione, non essendo stati mai registrati movimenti degli estremisti islamici di Ansar al Sharia nella zona. Inoltre, non è il primo caso che vede coinvolti nostri lavoratori in Cirenaica: a metà del mese di gennaio erano stati rapiti a Motouba, sulla strada tra Derna e Tobruk, altri due italiani, gli operai edili Francesco Scalise e Luciano Gallo, che sono stati poi rilasciati il 7 febbraio scorso.
Gruppi di giovani volontari del quartiere di al Hadaiq a Tobruk, dove è scomparso l'ingegnere italiano, sono impegnati nelle ricerche e aiutano la polizia libica diffondendo una foto dell'uomo. La «Enrico Ravanelli» è conosciuta a Tobruk, dove si occupa del riavvio dei lavori per gli impianti idrici e fognari della città (una commessa da 130 milioni di euro che diventeranno 250 a opera completata), soprattutto perché è stata la prima impresa in assoluto (a parte il gigante petrolifero Eni) a tornare in Libia per riaprire i propri cantieri dopo la rivoluzione. Nessun'altra industria o azienda italiana ha avuto lo stesso coraggio in tempi così rapidi, a fine 2012.
La Cirenaica è la regione più turbolenta della Libia. È da qui che nel 2011 ebbe inizio la rivolta che portò in meno di un anno alla caduta del quarantennale regime di Gheddafi. Ancora oggi qui spadroneggiano milizie islamiche che non riconoscono le deboli autorità centrali di Tripoli, le quali tentano invano di riprendere il controllo del territorio. L'episodio che meglio dimostra questa incapacità è stato il recente attracco a un terminal petrolifero controllato dai ribelli di una petroliera nordcoreana, che ha caricato migliaia di tonnellate di greggio ed è ripartita indisturbata nonostante le minacce di Tripoli. Solo l'intervento della Marina americana l'ha fermata.

Commenti

mbotawy'

Dom, 23/03/2014 - 17:40

BIENVENIDO AMIGOS EXTRANJEROS, BIENVENIDOS EN ITALIA! Ora ci chiedono di ospitare nelle nostre case questa "brava gente", come loro ospitano gia' due dei nostri lavoratori italiani,non clandestini ma di societa' importanti italiane. INCREDIBILE? EPPURE E' VERO! Cosa ne pensa il nostro governo e il vaticano? Un errore? Un equivoco?. Dite la vostra.

Anonimo (non verificato)