Sfida per il Campidoglio C’è aria di ballottaggio tra Alemanno e Rutelli

In base ai risultati di Camera e Senato l’ex sindaco potrebbe non raggiungere il 50% necessario a chiudere al primo turno. Oggi lo spoglio

da Roma

C’è profumo di ballottaggio per la poltrona di sindaco di Roma. Lo spoglio delle elezioni comunali avrà inizio soltanto oggi alle 14 (prima però si dovrà aspettare quello per le provinciali) e per la corsa al Campidoglio non ci sono stati exit poll: così nei quartieri generali del Pd e del Pdl si traggono auspici leggendo i dati elettorali per la Camera come fossero fondi del caffè. E se «Rieccolo» Francesco Rutelli prende la calcolatrice e somma i dati presi alle politiche dalle liste che lo sostengono, il candidato del Pdl Gianni Alemanno cerca sicurezze altrove: nella speranza di un effetto trascinamento della netta affermazione elettorale a livello nazionale della coalizione che sostiene Silvio Berlusconi, in quegli otto elettori su cento in più che si sono recati alle urne rispetto alle comunali del 2006, quelle in cui Veltroni strapazzò lo stesso Alemanno (61,44 contro 37,08), in quell’assenza dell’effetto Veltroni che tanto ha contato a Roma negli ultimi anni, nell’incognita costituita dalle liste civiche.
Tutti fattori che non vanno trascurati per sparigliare le carte in una partita che potrebbe consolare il centrosinistra oppure dargli un altro schiaffo in uno dei suoi feudi. Perché ormai è chiaro che a Roma sarà questione di pochi voti. Lo dicevano i sondaggi due settimane fa, lo confermano i dati del voto per la Camera quando erano stati scrutinati circa i tre quarti delle 2600 sezioni capitoline. A Roma infatti il Pd ha ottenuto un buon exploit (41,31 per cento) e aggiungendo i dati di Di Pietro (4,80) e della Sinistra Arcobaleno, che sostiene Rutelli (3,69) si sfiora quel 50 per cento sufficiente a portarsi via tutto il piatto. Alemanno invece può contare teoricamente sul 39,10 per cento della Camera del Pdl a Roma e del trascurabile apporto del Movimento per l’Autonomia (0,22) ma è probabile che a livello locale paghi pegno anche a vantaggio degli altri candidati schierati dal centrodestra: innanzitutto a quel Francesco Storace che a livello personale prenderà certamente più del 3,27 per cento ottenuto dalla Destra alla Camera a Roma, essendo l’ex governatore molto più popolare da queste parti della candidata premier Daniela Santanchè. Poi ci sono Luciano Ciocchetti (Udc), Mario Baccini (La Rosa Bianca) e Michele Baldi, scheggia impazzita proveniente da Forza Italia. Tutti outsider con buona popolarità locale, i cui consensi saranno utili in caso di «barrage».
Quel che è certo è che Alemanno cerca di non farsi troppe illusioni. E non trae conclusioni dal trionfo nazionale. «Secondo me sono due partite differenti - dichiara a caldo - quella delle politiche rispetto alle amministrative -. La città di Roma è una città molto indipendente, vota a prescindere dagli equilibri nazionali, lo abbiamo visto anche in altre occasioni, anche nel 2001. Da questo punto di vista per un giudizio dobbiamo aspettare i risultati effettivi del Comune dopodiché valuteremo. Vedremo come andrà».
Altra partita è quella per la Provincia di Roma, che. E anche qui la questione è se il candidato del Pd Nicola Zingaretti, fratello del Luca che interpreta il commissario Montalbano televisivo, vincerà al primo turno o sarà costretto a un insidioso ballottaggio tra due settimane contro il candidato del Pdl Alfredo Antoniozzi. L’unico punto di riferimento è l’ultimo sondaggio dello scorso 27 aprile, che attribuiva a Zingaretti una forbice tra il 49 e il 51 per cento, quindi proprio a cavallo della fatidica soglia. Molto lontano Antoniozzi, accreditato del 29-31, che però tornerebbe in gioco in caso di spareggio.