Siria, armi a ribelli? Preoccupata la Santa Sede. Sabato riunione a Doha

Il nunzio a Damasco chiede "una soluzione politica". Ancora nessuna data per Ginevra2. Sabato un nuovo incontro nel Qatar

Un combattente ribelle della fazione estremista di Jabhat al-Nusra

Armare i ribelli in Siria o tentare la strada sempre più in salita di una conferenza di pace, di una Ginevra2? Il dibattito è aperto. Polarizzato anche dopo il G8, nonostante la dichiarazione che gli otto grandi hanno redatto e di cui il premier inglese David Cameron continua a ribadire il valore, "sottovalutato" dai media, e il risultato positivo in un clima avvelenato dal difficile dialogo tra Stati Uniti e Russia.

Proprio i russi, per voce del ministro degli esteri Sergei Lavrov, sono tornati oggi a mostrare scetticismo per un incontro di cui non si è ancora fissata una data. Il timore dell'occidente, secondo il rappresentante del Cremlino, è che "l'opposizione non voglia sedere al tavolo del negoziato". La voce dei ribelli siriani ha ribadito spesso nei giorni scorsi una partecipazione condizionata da vari "se", chiedendo anche la fine dell'assedio a Qusayr, ormai tornata sotto il controllo delle truppe lealiste di Assad.

La decisione statunitense di armare i ribelli che combattono contro Bashar al-Assad, mossa auspicata in passato tanto dalla Gran Bretagna quanto da Parigi, vede profondamente contraria Mosca.

Parere negativo viene anche dalle Ong, che continuano a sottolineare come la situazione dei rifugiati (1,6 milioni, la metà sotto i diciotto anni) si faccia ogni giorno più drammatica. La condizione di chi è fuggito dalla Siria è stata sottolineata oggi anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in una lettera a Laurens Jolles, delegato dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) per il Sud Europa.

A criticare la decisione di Washington oggi anche la Santa Sede. Mario Zenari, nunzio a Damasco, ha spiegato a Radio Vaticana che armare i ribelli "è l'opposto di quello che noi ci auguriamo". L'arcivescovo preferisce parlare del disarmo di entrambe le parti, che possa condurre a "terminare il conflitto con buoni compromessi, con una buona soluzione politica".

Sabato i ministri degli Esteri degli undici paesi raccolto sotto la siglia di "Amici della Siria" si riuniranno a Doha, nel Qatar. Nell'incontro precedente, la settimana scorsa ad Ankara, Salim Idriss, comandante dell'esercito libero di Siria, aveva chiesto l'invio di armi pesanti (missili anti-aereo e anti-tank), giudicando inutile la fornitura di armi leggere, non sufficienti a contrastare le recenti conquiste militari di Damasco e le forniture russe. 

Commenti

maxaureli

Gio, 20/06/2013 - 16:52

Giusto quel che dice la Santa Sede. ... Non credo i pompieri per spegnere un incendio usino la benzina.

Soldato

Gio, 20/06/2013 - 18:41

Armare i ribelli?? Macché, va aiutato Assad!!

Baloo

Ven, 21/06/2013 - 03:57

In medio oriente non esistono soluzioni politiche. Fanno come gli pare secondo la propria propensione all'annientamento dell'altro. Meglio non armarli ulteriormente. Così però condanneremo la parte più debole in campo alla soccombenza.

buri

Ven, 21/06/2013 - 11:20

Non capisco perché si vontinua a chiamare ribelli i nemici di Assad, quando oramai è pacifico che buona parte dei combattenti è im specie di legione dtraniera al servizio dell'integralismo religiodp

lino961

Ven, 21/06/2013 - 16:13

Sulle armi ai ribelli concordo con quello che Putin ha detto oggi a San Pietroburgo.