Siria, alla conferenza di pace anche delegazione di Assad: "Non andiamo per arrenderci"

Il regime di Damasco ha chiarito che la richiesta di un passo indietro è irricevibile e che la priorità rimane "sconfiggere il terrorismo"

Incontro sugli sviluppi del conflitto siriano a Ginevra

A due giorni di distanza dall'annuncio della data per la conferenza di pace di Ginevra, che cercherà di mediare una soluzione per il conflitto in atto in Siria, il regime di Damasco ha confermato che una delegazione inviata dal presidente Bashar al-Assad parteciperà al tavolo delle trattative.

La data scelta per il secondo incontro internazionale è quella del 22 gennaio 2014. L'obiettivo dichiarato è invece l'implementazione di quanto deciso nella conferenza precedente, ovvero la creazione di un governo di transizione che porti a un passaggio di potere in Siria.

L'ipotesi di lasciare il comando, formulata dai Paesi occidentali, non piace ad Assad. Il regime ha già chiarito che l'idea è irricevibile, perché "l'era coloniale è finita" e aggiunto che la delegazione che rappresenterà il governo a Ginevra non sarà presente allo scopo di "cedere i poteri".

Il generale Salim Idriss, che guida l'ala ribelle vicina alla Coalizione delle opposizioni, ha già messo in chiaro che durante la conferenza di pace non ci sarà un cessate il fuoco e che non parteciperà a Ginevra 2. La Coalizione ha invece dato il suo assenso, a patto di garantire l'esclusione di Assad dalla transizione.

Secondo la Sana, agenzia di Stato siriana, i delegati del regime di Damasco porteranno al tavolo del negoziato le "direttive del presidente" e le "richieste del popolo". Prima fra tutte "la sconfitta del terrorismo".

Sul fronte dell'opposizione combattono almeno due gruppi legati ad al-Qaeda, lo Stato islamico dell'Iraq e al-Nusra. Con la definizione "terrorista" il governo ha però sempre definito tutto lo schieramento ribelle, senza distinzioni tra le componenti.

Il viceministro degli Esteri siriano, Faisal al Miqdad, ha dichiarato in un'intervista al quotidiano al Quds al Arabi che "alcuni governi occidentali" hanno preso contatti con Damasco per collaborare nella "lotta ai gruppi jihadisti". Ha aggiunto: "Stiamo affrontando il problema del terrorismo al posto del mondo intero".