Dalla strage di Burgas al crollo della Sirial'analisi

GerusalemmeDall'Asia, all'Europa, all'America del Sud e del Nord, all'Africa. Benijiamin Netanyahu ieri ha avvertito: una serqua di attentati a iniziativa iraniana e eseguita dagli hezbollah segnalano un pericolo che aumenta ogni giorno e che invade tutto il mondo, e che potrebbe diventare un pericolo chimico. Qui da Israele la scena è insieme assurda e consueta. Ancora famiglie i cui membri, scaricati dall'aereo proveniente dalla Bulgaria sulle barelle, sono stati tutti feriti nel medesimo attentato, feriti disperati per il dolore e che piangono l'esistenza di tanto odio, morti di cui il nome non viene rivelato finchè ogni persona collegata al caduto non sia avvertita, tutta Israele in amorosa fibrillazione mentre i 33 feriti e i corpi dei cinque uccisi vengono sbarcati dagli aerei all'aereoporto Ben Gurion. Sempre innocenti, stavolta turisti, ieri alunni delle scuole, passeggeri di autobus, avventori ai caffè, donne e vecchi al mercato. Proprio ieri era l'anniversario dell'attentato di Buenos Aires del 1994, come questo compiuto dagli Hezbollah, allora con 85 morti e centinaia di feriti. Israele, gli ebrei, seguitano a essere l'obiettivo preferito di un terrorismo sistematico, ripetuto, strategico, che colpisce in tutto il mondo. Il terrorista suicida di cui ormai si conosce la sagoma ripresa dalle telecamere dell'aereoporto, un bianco con i capelli lunghi e sulla schiena uno zaino pieno di tritolo (quante volte gli hezbollah, e anche i palestinesi si sono serviti di tedeschi, di occidentali di varie nazionalità, o, andando più lontano, persino di giapponesi) è stato fin dai primi momenti individuato come un emissario non solo dell'organizzazione degli hezbollah, ma di un asse intero dietro il quale si erge soprattutto il massimo nemico, l'Iran. «Un Paese che seguita a promuovere attentati - ha detto Netanyahu - chissà cosa potrebbe fare con la bomba atomica».
Da Israele, che da mesi vede un moltiplicarsi degli attentati o dai tentativi di attacco, in Kenia, India, Tailandia, Georgia, Grecia, Turchia, Cipro, Azerbajan, l'indicazione dell'Iran come del burattinaio coadiuvato da molti volenterosi assassini è univoca, da Netanyahu a Barak a tutti gli esperti: la collezione di prove punta in quella sola direzione. La mobilitazione degli hezbollah, che preferiscono colpire lontano dal confine del Libano con Israele e spingersi oltremare per tenere lontana una reazione fisica immediata di Israele, è facilitata dalla ricerca di una vendetta dopo l'eliminazione mirata di Imad Mughnije nel 2008.
Ma la dimensione strategica dell'attacco, che è l'elemento più importante perchè disegna la prospettiva di attacchi programmati in tutto il mondo, l'ha spiegata mercoledì Hassan Nasrallah, il capo degli hezbollah, in un discorso sulla guerra del luglio 2006. Nasrallah ha lodato il coraggio della Siria che «ci ha dato le armi per la lotta di resistenza contro Israele non solo in Libano ma anche a Gaza»; e ha invece preso in giro per la loro viltà l'Arabia Saudita e l'Egitto per essersi sempre tirati indietro. Ora, la casa madre fornitrice delle armi che Assad ha passato agli hezbollah è l'Iran, che oggi seguita a sorreggere la casa alawita oramai alla fine. Iran, Siria, Hezbollah: tre entità diverse in grave crisi, l'Iran per l'attacco concentrico mondiale a causa del programma atomico che richiama condanne e sanzioni, e perchè è chiaro che esso è accompagnato anche da un programma terroristico ad esso connesso come scudo di deterrenza; la Siria, perchè la rivoluzione in corso da un anno e mezzo sembra spingere senza rimedio Assad giù dalle vette del potere specie dopo l'uccisione del suo ex ministro della difesa Hassan Turkman e di suo cognato Assaf Shawkat, grosso papavero militare del regime. Gli Hezbollah, in un Libano senza pace e senza equilibrio, cercano di mantenere il loro predominio mentre crolla il mondo che li ha sostenuti con armi, denaro, spinta ideologica sciita contro un mondo sunnita che vince le rivoluzioni arabe una dopo l'altra. L'arma che questo asse ha in mano è quello di cui il mondo arabo si è sempre servito per motivi di dominio e di sopravvivenza: l'odio antisraeliano. In questo contesto si disegna la spaventosa prospettiva che le armi chimiche siriane (di cui nei giorni scorsi abbiamo descritto il minaccioso spostamento da parte del regime di Assad) finiscano nelle mani degli Hezbollah pilotati dall'Iran, e che la catena di attentati che si disegna all'orizzonte si colleghi a questo nuovo pericolo. É per evitare questo che americani e israeliani ai massimi livelli si incontrano intensamente in questi giorni: forse è il caso, si chiedono, di togliere quelle armi dalla circolazione a un costo che comunque sarebbe minore di un eccidio collettivo del Medio Oriente. Il rischio è spaventoso, e l'attentato di Burgas lo segnala denza pietà.