Sud Sudan, il governo dà il via libera a una tregua con i ribelli

Ok dei governativi al cessate in fuoco. Gli scontri hanno causato un migliaio di morti in poche settimane. 120mila gli sfollati

Soldati dell'esercito del Sud Sudan nella capitale Juba

Arriva da Nairobi, capitale del Kenya, la notizia che il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, ha acconsentito oggi a un cessate il fuoco che rappresenta un timido segnale per un Paese da giorni scosso da scontri tra i governativi e i ribelli che fanno capo all'ex presidente Riek Machar.

L'autorità intergovernativa per lo sviluppo (nota con l'acronimo inglese Igad), a cui fanno capo sei Paesi dell'Est Africa, si è riunita nella capitale del Kenya, per discutere di una possibile ricomposizione degli scontri che vedono fronteggiarsi le due etnie principali del giovane Stato: da una parte i dinka, a cui appartiene il presidente, dall'altra i nuer, di cui fa parte l'ex vice di Salva Kiir.

Ne Salva Kiir né Mayardit hanno partecipato direttamente all'incontro di Nairobi. Il leader dei ribelli non si è ancora espresso sulla possibilità di un cessate il fuoco.

La mediazione dell'Igad punta a far terminare le violenze scoppiate due settimane fa, che hanno provocato la morte di centinaia di persone. Le uccisioni si sono concentrate nello Stato dell'Upper Nile a Makala e a Bor, nello Stato dello Jonglei.

Secondo le stime dell'Ufficio dell'Onu per il coordinamento degli aiuti umanitari (Unocha), almeno 122mila persone hanno lasciato il Paese a causa della crisi. Le Nazioni Unite hanno annunciato che rafforzeranno la presenza di caschi blu fino a 12mila unità, per cercare di garantire la pace. Il 19 dicembre la base di Akobo è stata attaccata e due peacekeeper indiani sono rimasti uccisi.

Il presidente Salva Kiir accusa il suo ex vice di avere tentato un colpo di Stato. La versione di Machar è però differente: il leader dei ribelli sostiene che la presidenza voglia liberarsi dei rivali politici.