Trasparenza addio: l'ultimo flop di Hollande

La disoccupazione galoppa e segna un nuovo record, la trasparenza promessa sui patrimoni della «casta» naufraga in Assemblea grazie a una furbata dei socialisti, le tasse crescono ancora per le famiglie in cui entrambi i coniugi lavorano e gli investimenti stranieri crollano rispetto al 2011. Benvenuti in Hollandia, dove la crisi morde come nel resto d'Europa ma dove le ricette del presidente e del primo ministro Jean Marc Ayrault sembrano contraddire molte delle promesse della campagna elettorale che ha garantito alla gauche la vittoria alle presidenziali prima e alle politiche poi, appena un anno fa.
Aggredire la disoccupazione, puntare sulla crescita e garantire maggiore trasparenza erano i cavalli di battaglia del leader socialista. Ma la battaglia sembra persa di fronte agli ultimi dati, quelli sulla disoccupazione, a causa dei quali la Francia si scopre più vulnerabile che mai: nei primi tre mesi dell'anno i senza lavoro sono saliti al 10,4%, il livello più alto dal 1998 e 0,3 punti in più rispetto al mese precedente. Il tutto mentre il governo ha rimesso mano al quoziente familiare, il meccasismo in base al quale le imposte sul reddito vengono modulate in relazione al numero dei figli a carico, il fiore all'occhiello delle politiche sociali in cui la Francia è all'avanguardia nel mondo, garanzia di quell'attenzione alla famiglia che ha sempre garantito al Paese tassi di natalità invidiabili. Per risparmiare due miliardi, il governo abbassa da 2mila a 1500 il plafond, cioè il tetto massimo di riduzione fiscale previsto per nucleo familiare, finendo per colpire quelli più numerosi o quelli più agiati. Succede così che l'ennesimo tentativo di tassare i ricchi, in nome dell'equità, secondo gli osservatori si tradurrà di fatto in un aumento camuffato delle imposte e nella seconda batosta in pochi mesi per le famiglie, quelle più abbienti sì, che coincidono però con quelle in cui anche la donna lavora, in un ruolo di piena parità che i socialisti difendono nelle piazze e in Parlamento e che ora tartassano col fisco.
Ma è soprattutto alla voce «trasparenza» che nelle ultime ore la maggioranza socialista ha dato pessima prova di sé. Dopo lo scandalo Cahuzac - che ha costretto il ministro del Bilancio a dimettersi per un conto segreto in Svizzera la cui esistenza aveva sempre negato - Hollande aveva promesso di «moralizzare la vita pubblica», cominciando con la pubblicazione dei patrimoni dei membri del governo, dei parlamentari e persino dei sindaci. Con un furbo emendamento, tuttavia, la maggioranza ha evitato il rischio: le dichiarazioni dei patrimoni saranno «consultabili» soltanto dall'Authority per la trasparenza oppure dai cittadini, che però dovranno recarsi in Prefettura e farne esplicita richiesta. Divieto assoluto invece di pubblicazione, totale o parziale, anche su Internet e una pena che pende sul collo dei media trasgressori pari a un anno di prigione e 45mila euro di ammenda per violazione della privacy.
Dulcis in fundo l'allarme che arriva da molti imprenditori stranieri. Nonostante la Francia resti insieme con Regno Unito e Germania il Paese dove è più conveniente investire in Europa, proprio gli investimenti stranieri sono diminuiti del 13% nel 2012 rispetto all'anno precedente. E non sono solo meno numerosi: garantiscono anche meno posti di lavoro che in passato. Ecco perché Hollande, in compagnia della compagna Valérie, e del duro della gauche, il ministro per il Risanamento Produttivo Arnaud Montebourg, sono volati ieri in Giappone. Per offrire, insieme col patron di Ranault-Nissan, Carlos Ghosn, un ossequioso ringraziamento - l'incontro sarà oggi - ai dirigenti della Nissan per aver riportato una parte della produzione della Micra nella fabbrica di Flins, alle porte di Parigi, il più grande stabilimento Renault in Francia.