Trent’anni, lascia la moglie e il figlio di 8 mesi. I compaesani: «Un ragazzo buono»

«Era un ragazzo affabile, buono, allegro, di compagnia, sempre con il sorriso sul volto, amato e stimato da tutti. E soprattutto orgoglioso di aiutare il prossimo e di indossare quella divisa». Così chi a Collepasso conosceva Manuele Braj, 30 anni, (nel tondo), padre di un bimbo di 8 mesi, lo ricorda oggi, dopo aver appreso la notizia della sua morte avvenuta in un attentato compiuto in Afghanistan. Giuseppe Cabibbo, proprietario di un bar in piazza Dante, la principale del paese, di fronte alla sede del Municipio, è sconvolto. «Questa - racconta - è una piccola comunità, 6.300 abitanti, ci conosciamo tutti, e sono tanti, tantissimi i ragazzi che negli ultimi anni sono andati via, alla ricerca di un lavoro». «Manuele - ricorda - era un ragazzo formidabile, dalla risata facile. E quando stamattina mio cognato, che è un carabiniere, mi ha dato la notizia, sono rimasto impietrito dal dolore e dalla sorpresa. I colleghi di Manuele, qui, sono affranti».
Accanto al bar di Giuseppe Cabibbo, a pochi metri di distanza, c’è il negozio di abbigliamento della sorella della moglie di Manuele: oggi la serranda è chiusa e la gente che conosce la famiglia si ferma in piccoli gruppi, davanti all’esercizio commerciale, per ricordare il ragazzo. «Un giovane - dicono - amato veramente da tutti per il suo carattere, la sua gioia di vivere». Manuele Braj aveva un alloggio a Gorizia, dove è di stanza il XIII Reggimento Friuli Venezia Giulia, ma appena poteva tornava nel Salento, dove vivono i familiari della coppia e dove si trovava in questi giorni la mogie per trascorrere un periodo di vacanza. «Una coppia felice», dicono tutti in paese. «Si erano sposati da poco e si volevano un gran bene. Da quando era nato il bambino, poi, - raccontano - erano impazziti per la felicità».
Il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha manifestato le proprie condoglianze alla famiglia del carabiniere Manuele Braj per la scomparsa del loro caro in Afghanistan.
«Manuele - ha sottolineato il ministro - è stato colpito in modo vigliacco. Stava addestrando le truppe afgane contro il terrorismo. Questo era il suo lavoro, la sua missione: permettere a quel Paese di difendersi da solo. E il terrorismo lo ha ucciso, proprio per impedire - ha concluso Di Paola - la nascita di un Afghanistan libero e democratico». Con il carabiniere scelto Manuele Braj, salgono a 51 i militari italiani morti dall’inizio della missione Isaf in Afghanistan, nel 2004. Di questi, la maggioranza è rimasta vittima di attentati e scontri a fuoco, altri invece sono morti in incidenti, alcuni per malore e uno si è suicidato.