Tripoli, scontri all’aeroportoItaliani in fuga dalle milizie

Sparatorie tra gruppi armati rivali bloccano a lungo lo scalo. I militari della nostra ambasciata evacuano 40 connazionali

L'aeroporto di Tripoli preso d'assalto dai miliziani, voli bloccati, passeggeri italiani evacuati dai carabinieri paracadutisti e rischio caos con una battaglia fra fazioni per liberare lo scalo. Nella giornata di ieri sono venuti al pettine i problemi della nuova Libia dominata dalle milizie che la controllano a pelle di leopardo e governata da un esecutivo debole in vista di elezioni sempre più incerte.
«Eravamo in attesa di imbarcarci sul volo Alitalia delle 13.50 diretto a Roma, quando abbiamo visto piombare sulla pista dell'aeroporto una quindicina di pick up con le mitragliatrici pesanti» racconta al Giornale da Tripoli l'ingegnere Giuseppe Buono. Uno dei quaranta italiani, che ha dovuto fuggire dallo scalo occupato da qualche centinaio di miliziani della brigata «Al Awfia» (fedeltà). Tutti provenienti da Tarhouna, una cittadina a 60 chilometri da est della capitale, ex serbatoio di fedelissimi di Gheddafi. «Sparavano in aria ed entrando nell'aeroporto ci sono stati dei tafferugli con dei feriti» racconta l'ingegnere. Gli assalitori hanno occupato lo scalo per far rilasciare, se non è già stato ucciso, il loro comandante, Abu Ujeila Al Habashi, detto l'Abissino. Un ex colonnello dell'esercito che aveva partecipato negli anni Novanta ad un fallito golpe contro il Colonnello. Fra sabato e domenica si era diretto verso Tripoli per consegnare al governo transitorio alcuni carri armati, ma è sparito lungo la strada. Per i suoi è stato arrestato, ma il Consiglio nazionale al potere ha garantito di non saperne nulla. Il presidente del Cnt, Mustafa Abdul Jalil, ha promesso un'inchiesta sulla scomparsa dell'Abissino, ma la milizia deve abbandonare lo scalo. Fonti del Giornale a Tripoli sono convinte che il comandante sia stato fermato dai miliziani di Misurata, la città stato libica. I suoi uomini si credono più duri e puri degli altri avendo resistito per mesi al sanguinoso assedio delle truppe di Gheddafi.
«Degli anziani in abiti tradizionali e kalashnikov guidavano un'orda di irregolari - racconta Vincenzo Tagliaferri, un altro italiano in partenza -. Quando ho avuto sentore che stavano arrivando rinforzi per liberare l'aeroporto ho portato con me una decina di italiani uscendo dallo scalo con un lungo giro a piedi». Fra i connazionali in fuga c'erano anche la moglie e il figlio dell'ambasciatore a Tripoli, Giuseppe Buccino Grimaldi. Tagliaferri è un veterano della Libia e guida un nucleo dell'Unione Europea per il controllo dei confini. «Grazie ad un amico della sicurezza sono arrivati due taxi sicuri al primo posto di blocco e siamo rientrati verso il centro», spiega l'italiano.
Nel frattempo i miliziani di Zintan, che avevano controllato a lungo l'aeroporto e sono stati integrati nel ministero dell'Interno, hanno circondato lo scalo intervenendo con blindati e artiglieria. Gli ultimi connazionali, compreso l'equipaggio del volo Az 869 che avrebbe dovuto tornare a Roma, sono stati evacuati dai carabinieri paracadutisti del reggimento Tuscania dispiegati in ambasciata.
«In aeroporto c'era pure la mia famiglia venuta a trovarmi per partecipare alla festa della Repubblica a Tripoli - dichiara a Il Giornale l'ambasciatore Buccino -. Non bisogna drammatizzare. Ci sono già stati scontri fra milizie, anche se questa volta l'episodio è grave. Un segnale chiaro che queste turbolenze potranno avviarsi ad una soluzione solo con il voto e con un governo legittimato dal popolo». Proprio ieri è trapelata la notizia che le elezioni previste per il 19 giugno verrano rinviate al 5-6 luglio. Non si fa in tempo a controllare i requisiti di tutti i candidati a stampare le schede e a distribuirle in tutto il Paese.
Il console a Tripoli, Pierluigi D'Elia, ha fatto confluire gli italiani bloccati a Tripoli all'hotel Corinthia e conferma che «nessun connazionale è in pericolo. Stanno tutti bene». Lo scalo è chiuso, ma eventuali voli d'emergenza possono utilizzare lo scalo militare di Mitiga sul lungomare.
Per alcune ore si è trattata una via d'uscita indolore ed a un certo punto era stato annunciato che gli assalitori avevano lasciato l'aeroporto. Poi in serata fonti locali riferivano dell'esplosione di scontri armati fra le milizie rivali.
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Commenti

Cinghiale

Mar, 05/06/2012 - 09:11

La Libia è sempre stata divisa, Tripolitania, Cirenaica e la zona interna verso il deserto del Sahara. A tenere tutto insieme era Gheddafi, ora si faranno la guerra per avere la supremazia sulle altre fazioni, senza contare le varie tribù di nomadi. Speriamo continui così per un bel pò in modo che non guardino dalla nostra parte. Evviva la primavera araba!!!!

mgarts

Mar, 05/06/2012 - 11:38

Grazie Sarkozy! La fine di gheddafi è stato proprio un bel passo avanti per Libia. Che fine faranno gli accordi con l'Italia per il gas e il petrolio con il paese nel caos? Sarebbe ingiusto che a profittarne sia proprio la Francia. Per fortuna Sarko e Silvio sono già stati puniti e scomparsi dalla scena. e spero li seguirà presto anche Obama, il pacifista che ha fomentato le rivolte islamiche.

giornalista

Mar, 05/06/2012 - 21:51

Si stava meglio quando si stava peggio!

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mer, 06/06/2012 - 12:13

Ma l'Italia non era alleata dei miliziani? Per interferenza napolitanesca? Ma allora le fatiche dello "statista" Napolitano, per i libici, non vale proprio niente... Forse perché, più che statista, lo ritengono statalista. Siamo messi bene...

Ritratto di serjoe

serjoe

Mer, 06/06/2012 - 14:19

Una gran napolitanata,non c'e' di che'. Peccato che ci sia cascato pure Berlusconi.

lot

Gio, 07/06/2012 - 13:20

E questa era la rivoluzione "democratica" sostenuta dai "democratici" nostrani! Il fanatismo teocratico inizia a farsi sentire, come avevo facilmente previsto che sarebbe accaduto entro poco tempo, uno o tre anni al massimo, come prevedevo. Questo è il risultato stupido dell'interventismo occidentale in una nazione che si controllava perfettamente da sola e che, bene o male, ci era amica. D'ora in poi saranno solo guai crescenti per noi.