Così i salafiti influenzano la politica

Gli ultraconservatori avevano fermato la nomina del premio Nobel

Il Cairo - Mohammed Elbaradei è stato chiamato dal nuovo presidente egiziano sabato sera. Pochi minuti dopo il suo arrivo a palazzo, l'agenzia di stampa nazionale dava la notizia della sua nomina a premier. Da quell'incontro, il Premio Nobel però non è uscito primo ministro. A bloccare la sua designazione all'ultimo momento sono stati i politici salafiti, rappresentanti di una corrente purista e ultraconservatrice dell'islam.

Il Partito Al Nour è una delle sigle salafite in Egitto, il secondo gruppo islamista del Paese, con il 25% dei voti conquistati alle elezioni legislative. In Parlamento, i salafiti sono su carta gli alleati dei Fratelli musulmani, anche se la loro è un'alleanza soltanto tattica: i due gruppi sono in realtà in competizione per il voto islamista.
La settimana scorsa, durante i giorni delle enormi manifestazioni che hanno portato alla deposizione del rais Mohammed Morsi, i salafiti di Al Nour hanno preso le distanze dalla sua Fratellanza e hanno chiesto, con la piazza, elezioni anticipate. Hanno appoggiato la road map dei generali, con i quali, assieme a opposizioni liberali e leader religiosi, si sono seduti per negoziare una transizione. Le trattative si sono arenate sabato sera, sul nome di ElBaradei. «Ci vuole una figura neutra: ElBaradei è leader dei liberali», spiega al Giornale una fonte vicina al partito Al Nour, rivelando come durante tutta la giornata di ieri ci siano stati colloqui tra le parti per trovare un compromesso. I salafiti - come ha spiegato il portavoce di Al Nour Nader Bakkar - «preferiscono un tecnocrate e una persona che non polarizzi la scena politica».

Il Premio Nobel oltre a essere troppo coinvolto con l'opposizione liberale è sicuramente troppo laico. «Non possono appoggiarlo ora dopo averlo criticato per mesi, perderebbero credibilità con la base», spiega al Giornale Ahemd Afifi, giovanissimo attivista del Fronte del 30 giugno, blocco di sigle anti-Morsi.
I partiti della piazza, ieri, in una conferenza stampa in un affollato ufficio del quartiere di Zamalek, non lontano da midan Tahrir, hanno detto che restano saldi sulla nomina di ElBaradei e non accettano il rifiuto salafita. Con lo sbarramento su di lui, però, i salafiti starebbero giocando una partita pericolosa, spiega Khalil Al Anani, analista politico: «L'esercito con il quale trattano non lascerà mai spazio di manovra a un gruppo ancora più conservatore dei Fratelli musulmani - dice - e il coinvolgimento politico con movimenti liberali rischia di far perdere loro il sostegno della base».