Un vecchio arnese della sinistra al Castello di Praga

Gli elettori cechi scelgono il socialdemocratico Milos Zeman nel ballottaggio delle presidenziali, sconfitto il ministro degli Esteri del governo di centro destra Karel Schwarzenberg: Cechia più europeista, finisce l'epoca dei dissidenti dell'era comunista al potere

É il veterano della sinistra Milos Zeman, già premier tra il 1998 e il 2002, il nuovo presidente della Repubblica Ceca. Il 68enne candidato socialdemocratico è stato scelto direttamente dagli elettori, che con il 54% dei voti lo hanno preferito all'attuale ministro degli Esteri del governo conservatore Karel Schwarzenberg. Zeman ha vinto grazie al voto delle province e delle campagne, mentre a «Zio Karel» - come lo chiamano gli studenti universitari presso i quali il 75enne di sangue blu vissuto a lungo in esilio in Austria gode di ampia popolarità - non è bastato il sostegno delle grandi città e dei ceti più elevati. Finisce così l'era dei dissidenti anticomunisti al Castello di Praga, inaugurata nel 1989 con la figura eccezionale di Vaclav Havel e proseguita con quella di Vaclav Klaus, personaggio complesso e controverso divenuto famoso soprattutto per il suo testardo antieuropeismo (non volle mai issare la bandiera dell'UE sulla sua residenza ufficiale). Anche Zeman, in verità, è stato a suo tempo un oppositore della dittatura comunista, ma i suoi critici gli rimproverano di essersi circondato di persone della nomenklatura comunista di prima dell'89, trasformatisi in lobbisti e finanzieri: ben altro curriculum rispetto a quello di Havel, insomma, che negli anni del regime si fece anni di galera e da presidente rifiutava di ricevere le delegazioni del partito comunista (che peraltro, a differenza di tutti gli altri dell'ex blocco sovietico, non ha mai fatto una seria autocritica sul passato regime). Zeman, che da dieci anni si era ritirato a vita privata, si propone come eurofederalista, è amico della Russia e favorevole all'introduzione dell'euro al posto della corona ceca, non esclude di coinvolgere i comunisti in futuri esecutivi e ha già alzato la voce contro il traballante governo in carica, suggerendo che si tengano al più presto elezioni anticipate.