Venezuela, feriti e sette morti nelle proteste dopo le elezioni

Dopo le elezioni, la violenza. La proclamazione dei risultati delle urne non ha placato il Venezuela dove, dopo l'annuncio della vittoria di stretta misura di Maduro, i manifestanti sono scesi in piazza e ci sono stati scontri drammatici: il bilancio è di sette morti e sessantuno feriti, secondo fonti ufficiali. Arrestate 135 persone. Le manifestazioni di piazza sono avvenute lunedì e sono proseguite durante la notte e hanno visto come protagonisti sia i sostenitori del vincitore, il delfino di Chavez Maduro, sia quelli dell'oppositore sconfitto, Capriles. Ad infiammare ulteriormente il clima, il fatto che lo stesso Capriles abbia chiesto il riconteggio dei voti e non abbia ancora riconosciuto la vittoria a Maduro.
I media governativi hanno parlato di numerosi attacchi contro sedi del Partito socialista unito del Venezuela (il Psuv chavista) e uffici pubblici in varie zone. Secondo l'Agenzia venezuelana di notizie, una persona è morta per ferita di arma da fuoco durante «azioni di gruppi radicali di destra» nello stato di Miranda (la regione governata da Capriles). Secondo il governatore chavista dello stato di Tachira, un militante del Psuv è morto a causa di «una aggressione di “caprilisti fascisti”». La tv Telesur ha parlato di un morto a Maracaibo e di un morto e un ferito grave a Caracas, in un attacco attribuito a «un gruppo antichavista». Maduro ha vietato manifestazioni per oggi a Caracas e ha accusato l'opposizione «fascista» per le vittime, mentre Capriles a sua volta ha detto che è stato Maduro a «ordinare» le violenze.