La vera Italia che non dimentica i marò

Venezia«Massimiliano, Salvatore: questa piazza è vostra!» scandisce ad alta voce il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola. E il cuore di Venezia, piazza San Marco, si infiamma in un applauso per i nostri marò sotto processo in India. La festa della Marina, numero 151, è dedicata a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, con una partecipazione calorosa e patriottica del pubblico e delle istituzioni che non si vede spesso. Un segnale forte e tangibile, che scalderà i cuori ai due marò liberi su cauzione nello stato del Kerala.
I loro compagni d'arme, i fucilieri del reggimento San Marco, sono il reparto d'onore dello schieramento nella piazza più bella del mondo, che prende il nome dal patrono di Venezia. «Leoni, leoni» scandiscono i fucilieri di marina in mimetica da combattimento marciando a ranghi serrati, fra due ali di folla che li accoglie con entusiasmo.
Di fronte al campanile di San Marco, la nave scuola Amerigo Vespucci, storico veliero della Marina, riporta Venezia ai fasti di antica e gloriosa Repubblica marinara. Nulla è lasciato al caso. Poco più in su, a San Basilio, è ormeggiato il San Marco, grigia e possente nave anfibia. Nella piazza del leone alato in molti ostentano il fiocco giallo di solidarietà nei confronti di Latorre e Girone. Lo scenario veneziano sembra quasi una dichiarazione di «guerra» simbolica e verbale che vuol dire «giù le mani dai marò».
Davanti alla basilica sventolano la bandiera europea, quella italiana e il gonfalone di San Marco. Dal lato opposto un cartellone pubblicitario è coperto dal gigantesco tricolore della Marina. Lungo le transenne, che circondano la piazza, ci sono centinaia di veneziani, turisti e scolaresche con le bandierine tricolore. Alle 11 arriva il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che in un messaggio alla Marina ha già dato fuoco alle polveri: «Rivolgo un particolare pensiero e incoraggiamento ai marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ancora ingiustamente costretti lontano dall'Italia e dai propri affetti familiari».
In mezzo alla piazza i fucilieri del mare, ogni volta che presentano le armi urlano «San Marco!». In tribuna una bella signora bacchetta i giornalisti ricordando che «ci si alza in piedi quando arriva la bandiera e suona l'inno di Mameli».
In questo clima d'altri tempi giura il 50° corso, con le divise bianche e blu, della scuola navale militare Morosini. Il presidente degli ex allievi, Guido Sesani, rompe gli indugi e al microfono scandisce: «Per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre». I giovani allievi rispondono come un sol uomo con il loro motto, che rimbomba in piazza San Marco: «Pale a prora», pronti a vogare.
Il capo dello stato maggiore della Marina, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, prende la parola e ribadisce: «Dignità, spirito di servizio e coraggio sono i (nostri) valori, oggi evidenti nel comportamento dei due sottufficiali della forza da sbarco trattenuti illegalmente nello stato del Kerala».
Poi tocca al ministro Di Paola, che ostenta il fiocco giallo su bavero della giacca. Dei marò dice: «Quando li ho incontrati in India a Trivandrum e quando ci parlo al telefono mi fanno sentire orgoglioso di essere ministro della Repubblica, di essere italiano, di essere marinaio». Con un discorso fuori dagli schemi sottolinea il colpo d'occhio della piazza e «come sarà difficile dimenticare questi fiocchi gialli. Un'immagine che vale più di mille parole».
In tribuna c'è anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Il capo dello Stato, mentre lascia San Marco, spiega ai giornalisti che per il caso dei marò nutre «non solo l'augurio, ma la fiducia che si vada verso la giusta soluzione».
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Commenti

mila

Sab, 09/06/2012 - 16:55

Saro' dissacrante, ma secondo me va bene sostenere e cercare di liberare i nostri 2 soldati prigionieri (per i quali comunque mi sembra che le prospettive stiano, sia pur lentamente, migliorando); pero' i nostri politici non hanno nessun motivo di orgoglio per "essere Ministri della Repubblica ed esere italiani". L'esercito e la marina italiani attualmente, per vari motivi, non sono in grado di difendere ne' le nostre navi, ne' i nostri confini; possono solo andare a bombardare Paesi (che non si preparavano affatto a invaderci), su ordine di una Potenza straniera, la stessa che mantiene varie basi militari in Italia, senza che se ne possa neppure discutere.