Somalia, Gianfranco Paglia: "Vorrei tornare per chi non c'è più"

"Di quel 2 luglio 1993 non ho dimenticato nulla. Ho ancora davanti a me tutte le immagini della battaglia, del nostro blindato bloccato in una viuzza..."

Mogadiscio - «Di quel 2 luglio 1993 non ho dimenticato nulla. Ho ancora davanti a me tutte le immagini della battaglia, del nostro blindato bloccato in una viuzza... fino a quando quel proiettile, sparato alle mie spalle, mi colpisce e io cado dentro senza riuscire più né a muovermi, né a parlare. Mandai a quel paese il un medico italiano che continuava a chiamarmi per nome e a parlarmi per impedire che perdessi conoscenza». Così la medaglia d'oro Gianfranco Paglia, oggi tenente colonnello, allora sottotenente 23enne, ricorda la battaglia di Check Point Pasta costata la vita il 2 luglio 1993, al sottotenente Andrea Millevoi, al sergente maggiore Stefano Paolicchi e al caporale Pasquale Baccaro. Da quel giorno Paglia non cammina più, ma continua a sognare di poter tornare in Somalia. «Vorrei riandarci - spiega in questa intervista a Il Giornale - per depositare una corona sui luoghi della battaglia e per ricordare chi, a differenza di me, non è potuto tornare a casa. Ma vorrei anche cercare di capire cos'è successo in tutti questi anni, come sono cambiati quei posti, cos'è successo a quel popolo. E poi mi piacerebbe inseguire il ricordo del bambino che veniva a venderci le Coca Cole quando stavamo a Check Point Ferro».

Chi era?

«Era il figlio di un magistrato somalo ed era diventato la nostra mascotte. Non ho mai dimenticato quel suo sorriso. Quel giorno quando mi portarono a Check Point Ferro per evacuarmi lui mi vide ferito e mi regalò una Coca cola. Mi piacerebbe scoprire chi è diventato, che fine ha fatto».

Oggi l'Italia e la Folgore sono di nuovo in Somalia. Che significa questo ritorno?

«C'insegna che le missioni non vanno mai abbandonate ma portate a termine sempre per evitare che la situazione peggiori e ti si ritorca contro. Da quando l'abbiamo abbandonata la Somalia si è trasformata in territorio senza legge su cui hanno potuto scorrazzare liberamente e minacciare tutti noi, prima i signori della guerra e poi i terroristi e i pirati. Spero che il ritorno dell'Italia e di altre nazioni consenta di metter fine a tutto ciò e restituisca un futuro ad una nazione e ad un popolo vittime dei signori della guerra e del fondamentalismo».

Ci rimproverano di averli abbandonato al proprio destino.

«Vent'anni fa non c'erano alternative. Probabilmente non eravamo neppure pronti a partecipare a quel tipo di missione. Sia l'opinione pubblica italiana sia le nostre forze armate erano assai diverse, più impreparate, eravamo un esercito di leva mentre oggi disponiamo di professionisti e mezzi decisamente migliori. Se ne sono andati gli Stati Uniti e se ne sono andate le Nazioni Unite. Con loro ci siamo ritirati anche noi. Il nostro è stato un errore condiviso da tutta la comunità internazionale».