Esterofilia da dimenticare Meglio la via italiana

Si fa presto a dire «riforma elettorale». Ed è subito modello tedesco, o doppio turno alla francese, oppure uninominale secco e molto british. Ma possibile che nel fantasioso Paese di Machiavelli non si possa immaginare una legge squisitamente «italiana»? E invece no, da tredici anni la politica nazionale s’inchina al miraggio di sistemi stranieri pieni di difetti già nei loro ordinamenti vigenti: figurarsi nel nostro. S’inchina, sperando di risolvere l’anomalia tricolore: che è quella di non aver mai finito una legislatura con lo stesso presidente del Consiglio che l’aveva iniziata. A parte la nota eccezione della legislatura precedente, che però conferma la regola generale dei sessantuno governi dal giugno 1945 a oggi. In pratica, quasi un esecutivo in media all’anno. L’instabilità è il male neanche più oscuro che colpisce l’interesse nazionale.
E d’altronde basta fare confronti con presidenti e primi ministri che altrove sono rimasti tali a lungo, e democraticamente, e a prescindere dal modello proporzionale o maggioritario d’elezione: da Tony Blair a José María Aznar, da Jacques Chirac a Helmut Kohl, da George W. Bush a Bill Clinton. Ci sarà allora una ragione se quelli governano e i nostri franano, se altrove il popolo sovrano ha la possibilità di far durare e contemporaneamente alternare i suoi rappresentanti, mentre qui nel 2007 il governo in carica è già caduto dopo appena nove mesi di navigazione.
Piuttosto curioso, poi, che a corrente alternata gli uni o gli altri adesso riscoprano proprio l’unico modello che in Europa ha mostrato il più fresco fallimento, ossia il modello tedesco. Un sistema che in passato ha garantito governabilità, ma che nel presente ha costretto gli opposti - Spd e Cdu - a mettersi insieme per poter mandare avanti la Germania. E che comunque impone una soglia di sbarramento del cinque per cento; soglia che è parte integrante del disegno, e non oggetto di negoziato politico per poterla abbassare al due o al tre. Ma da noi chi mai l’accetterebbe questo cinque per cento, vista la realtà parlamentare di partitini formati perfino da una sola persona? E in ogni caso il sistema tedesco non funziona in una logica di bicameralismo perfetto, qual è l’italiana.
Come sempre quando si va a caccia di farfalle, si dimenticano le soluzioni più semplici. Tipo quella accarezzata più di vent’anni fa da Bettino Craxi: legge rigorosamente proporzionale con lo sbarramento al cinque per cento nell’ambito di un sistema presidenziale. Oppure lo spirito del premio di maggioranza voluto ancor prima da Alcide De Gasperi nell’ambito del sistema parlamentare, e impallinato come «legge truffa» dai miopi oppositori dell’epoca.
De Gasperi o Craxi, due strade molto diverse ma chiare, due vie italiane al bipolarismo.
f.guiglia@tiscali.it