Estorsioni a Chinatown: dodici in cella

Estorcevano soldi a negozianti del tutto regolari nel quartiere di Chinatown, tra via Paolo Sarpi e via Canonica, o anche a chi aveva attività illecite come le bische clandestine o l’affitto irregolare di stanze e case. A volte volevano 200 o 300 euro, altre 1.000, secondo quanto avevano bisogno al momento, e per chi non pagava c’erano minacce verbali e fisiche.
Una coraggiosa titolare di un locale ha però denunciato la sua situazione e così gli investigatori della sezione criminalità straniera della squadra mobile hanno arrestato 12 cinesi; due minorenni della stessa banda sono stati portati in una comunità protetta. L’organizzazione criminale, diretta da tre «capi», è stata sgominata dalla sezione criminalità stranieri della squadra mobile che hanno rilevato come i malviventi agissero nella logica di occupazione del territorio. Le indagini sono iniziate lo scorso gennaio: il gruppo era da poco arrivato a Milano da Torino e Brescia dove si presume fosse sempre specializzato nelle estorsioni. Proprio in quest’ottica nei mesi scorsi la banda aveva sequestrato e minacciato con una pistola un giovane cinese che voleva inserirsi nei loro «affari». Per farsi «sovvenzionare» i malfattori piombavano negli esercizi commerciali in 6-7 a volte anche in 10 e riuscivano a ottenere il loro scopo. Gli investigatori hanno accertato un giro di decine di migliaia di euro di proventi dovuti a estorsioni.
La criminalità cinese si articola solitamente su due livelli: le bande giovanili (specializzate nella consumazione di rapine in danno di propri connazionali, ma anche estorsioni, incendi dolosi e delitti contro la persona, tra cui anche omicidi), e le vere e proprie organizzazioni che talvolta assume connotazioni di mafiosità. Si tratta di forme di devianza non improvvisate, abituate a muoversi con circospezione e astuzia al fine di evitare di incappare nelle maglie della giustizia e le cui principali attività sono legate alla gestione del traffico di clandestini e alla contraffazione, ma anche alle estorsioni.
A Chinatown i gruppi criminali hanno avviato attività finanziarie, call–center, take away, video–noleggi, e acquisito il controllo di chioschi e bancarelle. Non manca il gioco d’azzardo. La gestione delle bische e di ogni altra attività connessa con il gioco finisce per diventare un affare redditizio per le organizzazioni criminali, insieme al recupero crediti fatto con intimidazioni e violenza.