«Per estradare Battisti pronti a ricorrere alla Corte suprema»

RomaLo sdegno italiano nei confronti del governo del Brasile che ha negato l’estradizione del terrorista Cesare Battisti perché da noi «rischierebbe persecuzioni» prosegue a ritmo di samba. Ma Palazzo Chigi non si rassegna di certo e, anzi, attraverso il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, fa sapere che percorrerà tutte strade per fare tornare l’estremista di sinistra, «con ogni mezzo». «Predisporremo tutti i ricorsi resi possibili dall’ordinamento internazionale, compreso quello presso la Corte suprema brasiliana, affinché rivedano la decisione di concedere lo status di rifugiato a Cesare Battisti e concedano quindi la sua estradizione», ha detto Vito durante il question time alla Camera.
Il braccio di ferro dura da giorni: già il capo dello Stato Napolitano s’era indignato per quella decisione, tanto da prendere carta e penna e scrivere al collega brasiliano, Luiz Ignacio Lula da Silva, tutto il suo «stupore e rammarico» per la scelta del Brasile. Lula s’era inalberato sottolineando la «decisione sovrana» dello Stato sudamericano ma ora la polemica rischia portare a uno strappo senza precedenti tra i due Paesi. E neppure il Parlamento resta con le mani in mano: il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri ha fatto sapere di aver già presentato una mozione nella «convinzione che questa faccenda non possa essere lasciata senza seguito. E dobbiamo agire per far capire alle autorità brasiliane che l’impunità per un criminale assassino è intollerabile». E ancora: «Se il Brasile resta irremovibile nella sua decisione di considerare Battisti un rifugiato politico, offenderà tutto il nostro popolo e questo gesto di arroganza non potrà non causare uno strappo sulle relazioni tra Italia e Brasile».
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, invece, ha messo la pulce nell’orecchio al collega della Farnesina Franco Frattini anticipando che gli chiederà di «valutare la possibilità di richiamare in Italia il nostro ambasciatore per consultazioni». Un gesto forte, fortissimo, condiviso pure da Daniela Santanchè, leader del Movimento per l’Italia, che oggi scenderà in strada per protestare sotto l’ambasciata brasiliana di piazza Navona. Analogo sit in sotto la bandiera verde-oro del consolato brasiliano a Milano dove è prevista la presenza anche del figlio di Pierluigi Torregiani, assassinato proprio da Battisti nel 1979.
Per una volta l’indignazione nei confronti del Brasile sembra essere bipartisan: si lamenta l’Italia dei valori, si irrita perfino il Pd tanto che pure Veltroni ha chiesto «un ripensamento delle autorità brasiliane affinché Battisti venga riconsegnato all’Italia».
In compenso tra le autorità brasiliane sembra essere scoppiato il carnevale. Il governo è tutt’altro che unito visto che il ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorin ha sconfessato la linea di Lula, sostenuta dal suo collega della Giustizia, Tarso Genro. Analoghe perplessità le ha avanzate il governatore dello Stato di San Paolo e probabile candidato alla presidenza brasiliana alle elezioni dell’anno prossimo, José Serra: «È una decisione esagerata e non sono d'accordo», ha dichiarato il governatore, aumentando così la già folta schiera degli anti Lula.
Per ora Battisti resta rinchiuso nel carcere di Popuda ma sul tavolo del presidente del Tribunale supremo Gilmar Mendes c’è già la richiesta di scarcerazione presentata dai legali del terrorista. Il quale potrebbe, quindi, tornarsene a casa. In Brasile, naturalmente.