Estradato in Italia il boia di Bolzano

Torna in Italia dal Canada Michael <em>Misha</em> Seifert, 84 anni, a Vancouver dal 1951. L'ex criminale di guerra nazista verrà consegnato oggi all'Interpol. Nel 2001 la <a href="/a.pic1?ID=241580" target="_blank"><strong>denuncia di un giornale canadese</strong></a>

Vancouver - Al via l’estradizione di Michael "Misha" Seifert, il "boia di Bolzano". A quanto apprende l’ADNKRONOS, le autorità giudiziarie canadesi nelle prossime ore consegneranno l’ex criminale di guerra nazista nelle mani della polizia italiana. Funzionari dell’Interpol di Roma, accompagnati da un medico giunto appositamente dall’Italia, notificheranno a Seifert l’atto di estradizione e lo prenderanno in consegna. Un aereo trasporterà il "boia di Bolzano" a Roma, dove l’arrivo è previsto al massimo entro domenica. Successivamente, Seifert verrà trasferito in un carcere militare a disposizione della procura militare di Verona.

In Italia L’estradizione di Seifert, 84 anni, in Canada dal 1951, residente da oltre mezzo secolo a Vancouver, nel British Columbia, è stata ordinata dopo che la Corte Suprema canadese ha respinto, il 17 gennaio scorso, l’ultima istanza d’appello presentata dai legali del famigerato "Mischa", condannato all’ergastolo dalla giustizia italiana,sentenza passata in giudicato in Cassazione. L’Italia aveva chiesto l’estradizione del «Boia di Bolzano» già dal novembre del 2000, quando il tribunale di Verona lo ha riconosciuto colpevole di crimini di guerra compiuti nel lager di via Resia a Bolzano e lo ha condannato all’ergastolo.

Arrestato dalle Giubbe Rosse Seifert, di origine ucraina (nacque a Landau il 16 marzo 1924) venne arrestato dalle Giubbe Rosse del Royal Canadian Mountain Police il 1 maggio 2002 al numero 5471 di Commercial Street, a Vancouver. Fino ad oggi, il "Boia di Bolzano" era riuscito a respingere la richiesta di estradizione facendo appello alla sua cittadinanza canadese. La Corte Federale canadese, tuttavia, a novenbre ha avviato un provvedimento, da parte del giudice James ÒReilly, che ha aperto la strada anche alla revoca della cittadinanza: secondo il giudice, Seifert la ottenne nel 1951 omettendo di riferire alle autorità di essere stato a suo tempo in un campo nazista. "Se avesse detto la verità, a mr. Seifert non sarebbe stato permesso di entrare in Canada", ha scritto O' Reilly nelle motivazioni della sentenza.

I dubbi del giudice canadese sula condanna in Italia O' Reilly, anche se la sua sentenza non aveva nulla a che vedere con le vicende italiane di Seifert, nelle sue motivazioni si diceva tuttavia insoddisfatto dalle conclusioni raggiunte dalla giustizia italiana sul "Boia di Bolzano". "Anche se non ho dubbi che queste persone abbiano sofferto molto e conservino ricordi vividi e dolorosi del campo, prendendo in considerazione le prove, non posso concludere che quegli atti di violenza di cui mr. Seifert viene accusato siano stati provati oltre ogni ragionevole dubbio".