Estradato «Misha», il boia di Bolzano

Sessant’anni dopo gli eccidi nei lager, Michael Seifert, per migliaia di deportati solo «Misha», conosciuto come il boia di Bolzano, pagherà le sue colpe: il Canada, dove il vecchio caporale nazista viveva dal 1951, lo ha infatti consegnato all’Italia al termine della lunga procedura di estradizione che si è conclusa il 17 gennaio scorso con la decisione dell’Alta Corte canadese di accogliere le richieste italiane. L’84enne criminale nazista nato in Ucraina è arrivato in Italia ieri mattina, atterrando a Ciampino. Poi il trasferimento al carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.
Misha venne riconosciuto colpevole di 11 omicidi compiuti nel lager di via Resia a Bolzano tra il 1944 e il 1945 e condannato dal tribunale militare di Verona all’ergastolo. Con l’estradizione si conclude così una lunga vicenda nella quale si era costituita parte civile anche lo stesso capoluogo altoatesino. Numerosissime sono le storie degli internati, tra cui vi fu anche il presentatore Mike Bongiorno, in quello che venne definito un «lager di passaggio»: qui arrivavano i prigionieri, in generale detenuti politici ed ebrei provenienti da ogni parte d’Italia, e da qui venivano smistati per raggiungere la meta finale, i campi di concentramento tedeschi dai quali gran parte di loro non tornò.
«Un povero ragazzo partigiano - raccontò al processo uno dei testimoni, Berto Perotti - accusato di aver rubato il pane, fu ucciso nel giorno di Pasqua. Misha e Otto (Otto Stein, «irrintracciabile» per la giustizia italiana) lo uccisero sbattendo a turno la sua testa contro i muri della cella. Nessuno del blocco celle dimenticherà mai quel giorno: urlo per urlo, colpo per colpo». Altri, prosegue, «vennero strozzati. In quelle occasioni i due circolavano per i corridoi con i guanti di pelle nera. Erano diventati un simbolo e quando li vedevamo in quel modo un brivido correva per le celle».