Estremisti alla conquista dell’Europa

In questi giorni si sono alternate discussioni ad altissimo livello su quale sia l’interpretazione più attendibile, e di conseguenza l'azione politica da intraprendere, nei confronti degli attacchi terroristici. Da queste discussioni la cosa che appare più evidente è l'assoluta lontananza dal «Tempo». Non stiamo vivendo l'inizio di una fase - sia questa una guerra oppure uno scontro di civiltà o qualsiasi altra ipotesi venga avanzata fra illustri opinionisti, filosofi, politici, capi religiosi - ma la fine. È la logica conclusione di un progetto strategico per installare l’Oriente islamico nell'Europa d'Occidente che ha avuto l'avvio negli anni Sessanta con il Concilio Vaticano II, con il «dialogo fra le religioni»; poi con sempre maggiore accelerazione con i vari trattati dell'unificazione europea fino a Maastricht e il passaggio alla moneta unica. L'attacco alle Torri Gemelle è avvenuto proprio nel momento in cui si cominciava a fabbricare l'euro: era quello il segnale che stavamo entrando nella fase finale. Si poteva attaccare l'America perché ormai era sicuro che l'Europa non si sarebbe mossa, anzi. Avrebbe aperto le sue porte, eliminando confini, nazioni, differenze concrete e ideali, alle più massicce immigrazioni islamiche che si fossero mai verificate in precedenza. (Posso affermare tutto questo non soltanto perché mi fondo sull’analisi antropologica dei modelli culturali, ma anche, per chi non volesse credere al sapere antropologico, perché l'ho preavvertito a decine di persone - vescovi, cardinali, politici, giornalisti - già dal momento della firma di Maastricht, l'ho scritto in innumerevoli articoli dei quali si può verificare la data, l'ho preannunciato nel volume stampato nel 1997, Contro l'Europa, nel quale è descritta la sconfitta del cristianesimo e la fine della cultura d'Occidente).
Come è possibile discutere ancora di «scontro di civiltà»? Non c'è nessuno scontro, così come non è mai stato scontro di civiltà nessuna guerra, quale che fosse la giustificazione apparente. Si conquista il territorio: punto e basta. Vi si porta il cristianesimo, oppure vi si porta la monarchia, oppure vi si porta il musulmanesimo... Ogni popolo vuol far vincere le proprie idee estendendole ad altri popoli; ma appunto altri popoli significano altre terre. La cosa terribile per noi, uomini d'Italia, uomini d'Occidente, è che sono stati i nostri governanti, i nostri leader, i nostri vescovi a preparare, a volere la nostra fine. In buona fede oppure no, il risultato comunque è questo.
Guardiamolo con obiettività, in un'ultima estrema speranza che si trovi una via d'uscita, questo risultato. I Paesi dell'Unione Europea sono affollati da musulmani i quali, buoni, onesti, lavoratori, disciplinati quanto si vuole, rimangono musulmani. Questo significa che desiderano, non possono non desiderare, il predominio della loro religione, della loro etica, dei loro costumi, della loro lingua (lingua, sì lingua: i musulmani di tutto il mondo adoperano la stessa lingua). L'islamismo, perciò, è radicato profondamente da noi e non può che trovare insipido un «dialogo» nel quale il cristianesimo è ridotto ad una bella variante dell'ebraismo. Se non c'è rottura con l'Antico Testamento, cosa rimane dell'opera di Gesù? Il vogliamoci bene universale è un bellissimo ideale, ma ciò non toglie che ognuno di noi ha chiuso a chiave la porta di casa stamattina. Quale diritto hanno i politici a tenere aperta la porta dell'Italia che è la casa degli italiani? È notizia di tre giorni fa che a Roma sono presenti quattrocentomila clandestini (quasi un terzo della popolazione residente). Questa è la realtà. Il resto (le varie normative sull'immigrazione) serve ad asciugare il mare col secchiello.
Lo ripeto: gli attacchi terroristici (piccole punture di spillo in confronto alle Torri Gemelle) servono a ricordarci che il mondo musulmano è potente e pronto a tenerci a bada nel caso tentassimo qualche via di fuga. Ma soprattutto servono a dimostrarci quanto sono buoni quelli che già stanno qui e ad accogliere con ancor maggiore compassione quelli che arrivano. L'Irak non c'entra; la Palestina non c'entra; l'Afghanistan non c'entra: quelle sono già musulmane e musulmane rimangono, democrazia o non democrazia. L'Africa è musulmana; e noi l'aiutiamo, ma musulmana rimane. La conquista vera è l'Europa... Manca poco, pochissimo.