«Estremisti? No, due anni fa lo adoravano»

da Roma

Non è un’esagerazione di estremisti, ma il segnale di una «frattura diffusa» tra il partito e la sua base. Perché i ragazzi che hanno fischiato e insultato Bertinotti all’università La Sapienza sono «gli stessi che due anni fa lo applaudivano». Il problema in Rifondazione è la divaricazione «tra realismo e idealismo», commenta Salvatore Cannavò, esponente della Sinistra critica del partito, autosospeso dal Prc: un gesto in solidarietà di Franco Turigliatto, il senatore dissidente espulso da Rifondazione perché votò no sulla politica estera del governo e fu uno dei «coautori» della caduta dell’esecutivo di Prodi.
Onorevole Cannavò, non le piace la parola estremisti?
«Al di là dei toni un po’ sopra le righe indirizzati al presidente Bertinotti, quello che colpisce è la sostanza della contestazione. Credo che questa frattura sia ormai diffusa nei movimenti, ma anche in Parlamento e nei sindacati. La frattura tra le ragioni del realismo politico e quelle dell’idealismo. Questi ragazzi sentivano dire a Bertinotti no alla guerra “senza se e senza ma” e ora vedono che si mettono se e ma... ».
Bertinotti ha parlato dei protagonisti della contestazione come di «schegge impazzite dell’estrema sinistra... ».
«Le persone che l’hanno contestato sono gente che fino a un paio d’anni fa lo adorava. Due anni fa andavano bene e oggi no... ».
Si aspettava toni di questo tipo?
«Io non mi aspettavo un fenomeno così chiaro, ma credo ci sia una tensione emotiva e politica. Ritengo che sia sbagliatissimo utilizzare per questa contestazione la parola “violenti” e il riferimento agli anni Settanta. Non c’è niente di tutto questo. C’è una tensione molto emotiva che attraversa quella sinistra che un anno fa era compatta e unita a marciare contro la guerra. La divaricazione si è vista anche il 17 marzo alla manifestazione contro la guerra in Afghanistan. Io c’ero, Rifondazione non c’era. Quello che divide è la difesa a spada tratta del governo».
C’è chi la rivendica in nome dell’antiberlusconismo.
«In genere si chiede una unità critica. Invece si sta perdendo di vista il fatto che per non far tornare le destre bisogna fare politiche migliori delle destre».
Crede che da questo vuoto politico a sinistra si possa formare una nuova aggregazione, un nuovo partito?
«Il percorso e la storia di Rifondazione mi appartengono e credo che lo spazio dovrebbe essere occupato da quel partito. Ma se si costruisce un nuovo orizzonte con un nuovo partito di sinistra con la sinistra dei ds, Rifondazione, il Pdci, è presumibile che quello spazio sia lasciato vuoto e vada riempito. Stiamo assumendo una posizione analoga a quella di Fabio Mussi. Così come Mussi non vuole entrare nel Partito democratico, noi non vogliamo entrare in un eventuale nuovo partito socialista democratico».