ESTREMO IMBARAZZO

Clemente Mastella dichiara di sentirsi del tutto sereno nonostante l’iscrizione nel registro degli indagati. Ne siamo lieti, e di cuore gli auguriamo di poter attestare, nelle successive fasi del procedimento, di non aver commesso alcun reato. Ma dobbiamo pur dirgli con franchezza che non si sentono sereni gli italiani se sulla poltrona di ministro della Giustizia continua a sedere un uomo politico che viene non solo sfiorato, ma investito in pieno dai sospetti di una procura. Non ignoriamo lo strano clima che avvolge quella Procura e quei magistrati né i contrasti che vi divampano. E conosciamo bene le frasi rituali sulla presunzione di innocenza fino a condanna passata in giudicato e sulla possibile pretestuosità ed infondatezza d’accuse mosse da giudici faziosi o presenzialisti o esibizionisti.
Tutto vero, tutto sacrosanto. Ma ciò non toglie che l’onorevole Mastella si trovi a nostro avviso in una condizione d’estremo imbarazzo che di sicuro non giova al governo - e questo ci preoccupa poco - ma non giova nemmeno alla credibilità e serietà delle istituzioni italiane. È opportuno che Mastella se ne vada? Se le accuse fossero diverse, e l’accusatore fosse diverso, non avremmo dubbi. Non mancano i precedenti di ministri - come Martelli, che era anche lui Guardasigilli e fu travolto dall’ondata di Tangentopoli -, i quali hanno avvertito l’intollerabilità di una simile situazione. Nel caso specifico di Mastella, per i motivi accennati, qualche dubbio l’abbiamo.
Al ministro che - sia pure con scarsi poteri e anche temiamo con scarsa competenza - vigila sulle sorti della giustizia italiana vengono imputati comportamenti scorretti: tra l’altro l’affiliazione del ministro stesso a una loggia massonica segreta in violazione della legge Anselmi. Accuse tutte da dimostrare, naturalmente. Ma che suscitano piuttosto sconcerto.
E non basta. Il pm che ha promosso l’azione in danno di Mastella è stato da Mastella proposto per il trasferimento in altra sede, come promozione per irregolarità di vario genere (tra esse un conflitto aspro con il titolare della Procura di Catanzaro).
Siamo di fronte alla dimostrazione dello stato di degrado in cui versa la giustizia italiana e della meschinità dei suoi tutori o interpreti. Altro che sacerdoti della legge. Sarà importante sapere un giorno chi risulterà vincente e chi perdente nella singolar tenzone tra Mastella e De Magistris. Per il momento perdenti siamo tutti noi italiani.
Fin qui il discorso riguarda vicissitudini individuali di Mastella. Ma non si può fingere che questa storiaccia resti senza conseguenze per il governo, in un momento oltretutto che lo vede ridotto in brandelli da risse, dimostrazioni, compromessi. Tutto per tenere a galla la nave che inesorabilmente affonda. Mastella stesso l’ha riconosciuto dichiarando che è meglio votare a primavera.