Esuberi e stipendi, ultimi nodi prima della firma

I sindacati condividono l’accordo quadro con Cai: passo decisivo. Sacconi: «Oggi voli non a rischio»

da Roma

L’ultima notte della vecchia Alitalia si conclude in maniera positiva. I sindacati confederali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) hanno sostanzialmente condiviso l’accordo quadro sul piano industriale proposto da Cai. La questione contrattuale, invece, sarà rinviata ai prossimi giorni. Decisiva la mediazione del governo effettuata dal sottosegretario Letta e dai ministri Sacconi e Matteoli mentre il premier Berlusconi si è tenuto costantemente in contatto con i suoi monitorando la situazione.
«Un’importante intesa», ha commentato il titolare del Welfare Sacconi definendo l’accordo «una solida base di partenza per costruire il futuro della compagnia di bandiera». «Un primo passo importante per salvare Alitalia», ha aggiunto Bonanni della Cisl. L’accordo quadro prevede che la nuova compagnia assuma 12.500 dipendenti Alitalia, 1.550 piloti, 3.300 assistenti di volo e 7650 tra operai, impiegati quadri e dirigenti. Per i lavoratori in esubero verranno attivati la Cassa integrazione straordinaria e altri ammortizzatori sociali.
Sin da ieri mattina alle 9 l’esecutivo ha avviato una mediazione ininterrotta per sfruttare le aperture concesse dalle organizzazioni dei lavoratori nella notte fra sabato e domenica. Presso la sede del ministero del Welfare in via Veneto il confronto è proseguito senza soluzione di continuità. Un summit portato avanti dall’ad di Cai Rocco Sabelli e dai segretari generali Bonanni, Angeletti, Polverini ed Epifani che ha voluto impegnarsi di persona.
La successiva riunione con le altre sigle sindacali (prevista alle 18), comprese le rappresentanze dei piloti, è slittata in quanto l’intesa notturna sarà loro sottoposta successivamente. Intorno alle 22, infatti, è iniziata una riunione ristretta tra Sabelli, Sacconi e i segretari, mentre in nottata Cgil, Cisl, Uil e Ugl si sono incontrati per valutare la proposta. L’esito, come detto, ha portato a una condivisione ma sui contratti si dovrà ancora negoziare. La mossa ad hoc del governo è stata il cambiamento di strategia: quello che era iniziato come un vertice informale si è trasformato in una trattativa vera e propria. L’esecutivo, infatti, ha continuato a lavorare su tutti i fronti per avvantaggiarsi dell’onda lunga del confronto notturno di sabato.
Sul tavolo, infatti, sono state ulteriormente limate le questioni retributive salvaguardando gli stipendi più bassi. Il mantenimento del salario in cambio di un aumento della produttività è rimasto il principio guida. Tuttavia, il governo, per agevolare una conclusione positiva, avrebbe fatto pressing sulla compagine guidata da Roberto Colaninno e assistita da Intesa Sanpaolo per aumentare le risorse a disposizione del personale: sul piatto ci sarebbero almeno 100 milioni di euro in più.
Il rischio di una rottura, però, si è materializzato più volte. Il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha sollevato questioni meno fondanti come l’orario di lavoro (che Cai vorrebbe aumentare da 37 a 40 ore settimanali) e la previdenza integrativa. L’intenzione era quella di non chiudere la porta alle altre sigle firmando un accordo separato. Il ministro Matteoli avrebbe anche chiesto un aggiornamento per non far saltare il tavolo, ma alla fine ha prevalso il buon senso. Cgil, Cisl e Uil hanno insistito per includere nella Nuova Alitalia settori non-core come i call center e la manutenzione. Sono stati in parte soddisfatti.
Le altre sigle sindacali, che in mattinata erano state ricevute a Palazzo Chigi, hanno mal digerito l’esclusione dal tavolo principale. Da via Fornovo, dove si erano recate già nel primo pomeriggio, Anpac, Avia, Sdl, Anpav e Up stigmatizzavano come «irresponsabile la gestione della vertenza Alitalia da parte del governo nella persona del ministro Sacconi» e chiedendo l’intervento immediato del premier. E proprio a Via Fornovo centinaia di lavoratori della compagnia hanno organizzato un sit in: piloti in divisa, hostess e altri dipendenti hanno accolto l’arrivo del commissario straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi al grido di «vergogna, il contratto non si tocca», «buffone» e «assassino».