Esuberi Fiat, a Maroni il primo round Parte il tavolo tecnico

Nessuna deroga alla riforma della previdenza. Allo studio come reimpiegare i lavoratori. Le possibili soluzioni in discussione

Pierluigi Bonora

da Milano

Il primo round tra Fiat e ministero del Welfare si è concluso con un punto favore del governo. Dal faccia a faccia di ieri, dopo le polemiche dei giorni scorsi sul problema degli esuberi in casa torinese, il ministro Maroni è uscito soddisfatto. Un primo obiettivo, infatti, è stato raggiunto: quello di evitare discriminazioni tra lavoratori. «La prospettiva di un doppio sistema per l’accesso alla pensione che privilegi alcuni a scapito di altri - ha sottolineato il ministro - è tramontata. Il principio di equità e giustizia è garantito, come l’applicazione della legge di riforma delle pensioni per tutti dal 2008». Anche la Fiat, rappresentata da Sergio Marchionne, Paolo Rebaudengo ed Ernesto Auci ha comunque giudicato positivamente l’esito del confronto.
«È andata benissimo», ha commentato l’amministratore delegato del Lingotto. Alla finestra restano invece i sindacati: «Quando governo e azienda avranno trovato una soluzione sul problema esuberi - ha spiegato Eros Panicali, segretario nazionale della Uilm - toccherà alle organizzazioni di categoria esprimersi per vedere se l’accordo è compatibile con le esigenze dei lavoratori». Ma il negoziato decisivo, da cui dipenderà il futuro dei dipendenti Fiat che non rientrano più nei piani del gruppo, partirà oggi. Le parti, infatti, avvieranno un tavolo tecnico che entro fine anno potrebbe sfociare in una soluzione. «A questo punto - secondo Maroni - si deve studiare come utilizzare al meglio i sistemi già esistenti per la gestione degli esuberi, puntando in particolare al reimpiego e non solo all’accompagnamento alla pensione». Lo stesso Maroni non ha nascosto che il confronto «si preannuncia difficile». Da oggi, dunque, Fiat e governo cercheranno di raggiungere un’intesa che accontenti entrambi e, soprattutto, non penalizzi i dipendenti del Lingotto interessati. Sciolto il nodo più complicato, con l’esclusione della possibilità di una deroga alla riforma della previdenza, oggi Maroni e i suoi collaboratori avanzeranno alla Fiat una serie di proposte. Tra queste, secondo quanto risulta al Giornale, anche il sistema attraverso cui la persona - trovata un’occupazione alternativa grazie anche alla collaborazione dell’azienda - non perda i diritti pensionistici accumulati. Allo studio, in proposito, ci sarebbe una procedura che consenta al lavoratore di assolvere agli oneri pensionistici attraverso la contribuzione volontaria che in parte più o meno consistente potrebbe essere a carico dell’impresa. «Dico solo - afferma il sottosegretario Roberto Rosso - che da parte nostra c’è la massima disponibilità a trattare. Insieme con la Fiat è necessario trovare un percorso nuovo per queste persone che all’età di 50 anni non possono trovarsi improvvisamente senza nulla da fare». I tempi per cercare una soluzione sugli esuberi Fiat comunque sono molto stretti. A febbraio scade la cassa integrazione per circa 800 lavoratori degli enti centrali a Torino e già a gennaio dovrebbero partire le procedure per chiedere la mobilità (corta, in assenza di un provvedimento di mobilità lunga). Se si deciderà di utilizzare anche lo strumento della mobilità lunga, Maroni ha annunciato che sarà inserito nel decreto mille proroghe in sede di conversione in legge a gennaio. Intanto la Borsa continua a premiare la Fiat. Ieri il titolo ha fatto un altro passo avanti chiudendo a 7,56 euro (più 0.69%). «Se Fiat Auto sarà in utile nel quarto trimestre? Tutto dipende da dicembre», ha risposto il top manager.