Esuberi Fiat, pronto un decreto per gli «over 50»

Il sottosegretario Rosso anticipa al «Giornale» il piano Maroni: «Puntiamo sul ricollocamento, si aspetta il sì di azienda e sindacati»

Pierluigi Bonora

da Milano

«Se dalla Fiat e dai sindacati arriverà l’ok, il ministro Roberto Maroni proporrà un decreto legge grazie al quale tutti i lavoratori di oltre 50 anni che non rientrano più nei piani delle rispettive aziende saranno ricollocati altrove, a patto che siano rispettate alcune regole, tra cui l’accettazione del nuovo posto. Riteniamo che nell’arco massimo di un anno la stragrande maggioranza delle persone interessate al provvedimento abbiano un nuovo lavoro». Roberto Rosso, sottosegretario al Welfare, anticipa al Giornale i punti chiave contenuti nel documento sul nodo degli esuberi che, una volta condiviso venerdì prossimo con le agenzie di ricollocamento, Maroni presenterà alla Fiat e ai sindacati. «Da Torino, però - aggiunge Rosso - devono ancora farci sapere quanti sono, con esattezza, i lavoratori considerati in eccedenza». Di sicuro c’è che il progetto messo a punto dal ministero del Welfare sarà a 360 gradi, coinvolgendo anche i dipendenti over 50 in difficoltà di altre realtà produttive, alcune delle quali sono già state individuate. «Un punto fermo del documento, che riguarda soprattutto la Fiat - spiega il sottosegretario - è che il governo non finanzierà in alcun modo processi di turnover all’interno dell’impresa: a Torino non possono pensare di scaricare un cinquantenne, assumendo un giovane, facendo ricadere i costi sullo Stato. Per un certo di numero di anni, secondo il piano del ministro, la figura professionale eliminata non potrà essere sostituita». L’intervento del governo, se il progetto decollerà, prevede una forma di sostegno al reddito, in parte a carico del pubblico e in parte dell’azienda. In pratica la persona, da un lato avrà la sicurezza del reddito garantito dall’ammortizzatore sociale, dall’altro la garanzia sull’impegno a essere ricollocato «a cura - precisa Rosso - da “Italia Lavoro” attraverso una convenzione con le agenzie del settore che dovranno anche rendersi disponibili a segnalare alle autorità l’eventuale rifiuto del disoccupato a ricollocarsi, pena l’esclusione dello stesso dal processo sperimentale».
Il piano Maroni dedica anche un capitolo alle aziende fallite e sottoposte a gestione straordinaria, come quelle del polo elettronico abruzzese, dove sarà lo Stato a intervenire direttamente, non essendoci più l’azienda che possa compartecipare. «Ma la vera novità - conclude Rosso - è che se l’impresa in cui la persone è stata reimpiegata dovesse malauguratamente chiudere, il soggetto non sarà abbandonato a se stesso ma rientrerà nel programma di tutela: godrà per un periodo degli ammortizzatori sociali e, quindi, sarà ricollocato presso un’altra ditta. E così fino all’età della pensione. Dai 50 anni in poi, in pratica, il dipendente che resta fuori dall’azienda non per colpa sua, da un lato potrà beneficerà della mobilità e dall’altro potrà contare sull’accordo con le agenzie del settore per il suo ricollocamento».