Esuberi, pace fatta tra l’Abi e i sindacati

Le banche allontanano il rischio di finire bruciate da un incendio sociale nel corso dell’estate: l’Abi e i sindacati, come anticipato ieri dal Giornale, hanno infatti firmato la riforma del «Fondo esuberi», il principale ammortizzatore del settore che dal 2000 a oggi ha accompagnato alla pensione 40mila lavoratori, puntellando la gran parte dei piani industriali varati dagli istituti di credito per cercare di fare quadrare i conti. A guidare le trattative per l’Abi è stato Francesco Micheli, l’ex direttore generale di Intesa Sanpaolo, dove continua a lavorare come «superconsulente» dell’ad Corrado Passera. E proprio Ca de’ Sass, che prevede circa 3mila esuberi entro il 2013, sarà il primo banco di prova del nuovo Fondo: la formula «rivista», da un lato reintroduce la volontarietà di accesso, prima disdettata dall’Abi, ma dall’altro apre agli esodi obbligatori (previo consenso con la base sindacale). In cambio le sigle hanno accettato di far ricadere sui lavoratori parte dell’aggravio fiscale legato all’impatto del decreto Bersani sulla gestione del fondo: sarà tagliato l’assegno mensile dei pre-pensionandi (-8% per le retribuzioni lorde fino a 38mila euro, -11% oltre tale somma). Il documento - firmato da Fabi, Fiba, Fisac, Uilca, Dircredito, Ugl credito e Sinfub - tra gli arazzi del salone barocco al primo piano di Palazzo Altieri - prevede inoltre il ricorso ai contratti di solidarietà cosiddetti «difensivi» ed «espansivi»: sostanzialmente la possibilità per i gruppi di gestire parte degli esuberi con il part time e di godere di una differente gestione di specifiche normative (straordinari inclusi). Un’apertura politica per gestire le ristruttrazioni e le situazioni di crisi che le banche metteranno in pratica anche in vista di Basilea 3. Entro settembre sindacati e Abi creeranno, inoltre, una «Commissione paritetica» chiamata a rimodellare nuovamente il fondo con l’obiettivo di aumentarne la capienza: l’idea è di ottenere dallo Stato uno «sconto» rispetto ai 250 milioni che ogni anno le banche versano per la cassa integrazione nazionale senza poi farvi ricorso. Questo permetterebbe di avere le risorse per creare una «cassa» a latere autonoma per il settore del credito. Si cercherà, inoltre, una soluzione per innalzare l’assegno pensionistico di quanti usciranno dal mondo del lavoro tra 10-15 anni e trovare un paracadute per ricollocare i giovani che perdono il lavoro per il collasso dei gruppi più piccoli. «Reintrodurre la libertà di adesione del lavoratore interessato al prepensionamento o al pensionamento è stato un atto di giustizia sociale», attacca il leader della Fabi, Lando Maria Sileoni, ma la «vera vittoria è avere evitato di introdurre nel settore l’indennità di disoccupazione che avrebbe imposto a 30mila lavoratori bancari il pre-pensionamento obbligato».
Ora lo scontro si sposta sul contratto nazionale: il primo round è il 13 in Abi, dopo l’assemblea dell’Associazione.