Esuli, clandestini e rom "Tutte le emergenze le scaricano su Milano"

Palazzo Marino: «Troppi casi, si soffia sul fuoco». La richiesta al governo: intervenga sui rifugiati .
I profughi arrivati da Roma e da Torino. Anche questa notte hanno dormito in strada

Prima, lo sfogo con gli assessori riuniti in giunta: «Milano non può diventare il luogo dove si scaricano tutti i problemi». E soprattutto «non li può affrontare da sola». Immigrati che arrivano da tutta Italia per chiedere casa, che lo fanno nella settimana del design, con gli occhi puntati su Milano. Nel ciclone c’è il caso degli oltre 300 rifugiati politici che nei giorni scorsi hanno bloccato prima i binari e poi le strade del centro, proprio nei giorni del Salone del Mobile con il Comune già impegnato a gestire un traffico record. Anche questa notte i rifugiati hanno per protesta abbandonato i dormitori per accamparsi in strada. Tutte coincidenze che «non sono parse casuali» nemmeno a Letizia Moratti, ma una strumentalizzazione, preparata da tempo. Non si spiega altrimenti la presenza all’inizio di quasi 300 profughi, parte già in carico al Comune, o arrivati da Roma o Torino con le richieste più diverse - casa, protezione, assistenza sanitaria -, persino stranieri in Italia già da cinque anni. Una situazione definita «anomala». E dietro cui sembra chiaro che ci fosse una regia precisa, «dei centri sociali», vanno dritti al bersaglio il vicesindaco Riccardo De Corato e l’assessore alle Politiche sociali Mariolina Moioli, che ieri hanno incontrato subito il prefetto Gian Valerio Lombardi. A lui il sindaco chiede di trovare una soluzione che alleggerisca la tensione, nel rispetto delle direttive Ue. Letizia Moratti incontrerà all’inizio della prossima settimana il ministro all’Interno Roberto Maroni, per capire se ci sono direttive ministeriali o altri strumenti di legge per risolvere il caso. Giovedì sera la polizia ha censito 121 persone e solo 4 non hanno accettato la sistemazione in strutture di accoglienza del Comune: 88 invece si sono sistemati nel dormitorio di via Isonzo, 16 in via Saponaro, 13 in viale Ortles. Ma dei 121, nove erano già ospitati nei centri comunali e quaranta hanno già usufruito dei programmi di protezione per rifugiati e richiedenti asilo. Milano, insiste il Comune, non può essere paralizzata ogni due per tre: una volta i rom, questa i rifugiati politici, sempre i no global di mezzo. Fatto il possibile per garantire accoglienza a chi ne ha diritto, dal prefetto e dal ministero serve un’azione più «energica».
L’assessore Moioli fa presente che i profughi hanno detto ripetutamente no a «strutture molto decorose». Il Comune rafforzerà gli interventi per i rifugiati «anche sull’orientamento al lavoro» ma «dobbiamo anche fare un’analisi sul perché Milano sta diventando sempre più la meta di quanti si trovano in condizione di emergenza». «Milano è una città accogliente - conferma De Corato - ma pretendere la casa sotto minaccia di provocare scontri è inaccettabile». Il capogruppo della Lega Matteo Salvini difende l’operato di Maroni: «Serietà e severità è sempre stata la nostra parola d’ordine, quindi siamo in piena sintonia col sindaco».