Esulta anche Pellegrini: «Il mio cuore resta qui»

Il presidente dello scudetto dell’89: «Si corona un sogno, messe a tacere tutte le malignità. Materazzi come Matthaeus: è un vincente»

La sedia l’aveva lasciata libera nel 1995, con la speranza di vedere la sua Inter tornare a vincere. Ernesto Pellegrini, presidente dell’ultimo scudetto conquistato sul campo nella stagione 88/89, sa cosa si prova. Lo fa riflettere che il successo sia arrivato nell’anno del dopo calciopoli, nella prima serie A senza la Juventus. «L’Inter avrebbe vinto lo stesso nonostante tutti questi guai - ha detto ospite di Radio Anch’io lo Sport -. È uno scudetto strameritato. Complimenti a Moratti, è il coronamento di un sogno per tutta la società che desiderava vincere anche per evitare altre malignità. E poi la sudditanza psicologica c’è sempre stata - ha poi voluto puntualizzare -. Anche in passato. Ma certo non mi ha fatto piacere sentire situazioni così scandalose», ha così concluso Ernesto Pellegrini, ai tempi punzecchiato con il soprannome di cuoco di Agnelli in quanto la sua azienda di catering riforniva Villar Perosa, precedente ritiro bianconero. Un modo per localizzarlo che non gli è mai andato giù, un colpo basso a un uomo che era entrato nel calcio con passo romantico e ingenuo, e che arrivò allo scudetto a un anno del mondiale italiano con due tedeschi che vinceranno poi la finale dell’Olimpico e un argentino in prestito. Sul confronto con la sua Inter, Pellegrini ha avuto il garbo di non sbilanciarsi, belle e da record tutte e due, grandi emozioni: «La mia era solo più italiana - ha buttato lì -. Avrebbe dovuto vincere di più, con un po’ di fortuna e qualche torto in meno il bilancio sarebbe stato più soddisfacente. Uno scudetto in più lo potevamo vincere». E poi un rammarico ma anche un grande riconoscimento al rivale che gli ha tolto la scena in città: «Senza Berlusconi, che è stato un grande presidente, ha speso tanto e io non potevo rincorrerlo sul piano economico, la strada sarebbe stata più facile».
La squadra di Moratti ha basi solide anche per il futuro: «I grandi giocatori ci sono - ha sottolineato -. Può aprire un ciclo, io glielo auguro». Ma del gruppo campione d’Italia ce n’è uno che per Ernesto Pellegrini merita complimenti a parte: «Materazzi è un grande giocatore. Uno così cattivo, nel senso migliore del termine, è difficile da paragonare a qualcun altro. È uno che in campo si sente sempre, che dà battaglia. Come cattiveria agonistica somiglia a Matthaeus, un vincente». Ora lascia nuovamente la scena, l’hanno scomodato solo perchè era l’ultimo presidente ad aver vinto uno scudetto sul campo, al prossimo non ce ne sarà bisogno, cosa ne pensa: «Credo che con il mondo del calcio ho chiuso. Nonostante molte offerte non ho mai pensato ad altro che all’Inter. Il mio cuore è rimasto lì».