E.T. Contador doma l’Etna e si mette in tasca il Giro

nostro inviato sull’Etna

C'è chi racconta ai bambini che gli extraterrestri escono dai vulcani. Posso testimoniarlo: è vero. Ne ho avvistato uno, che prontamente segnalo al servizio ufologico, nel pieno di un meraviglioso pomeriggio siciliano, tra sole e vento, tra mare e cielo. Avverto i diffidenti: assieme a me ci sono migliaia e migliaia di altri testimoni, tutti lì sulla strada dell'Etna per festeggiare un coraggioso compaesano, Vincenzo Nibali, il meglio dei terrestri.
Facendomi forza tra le emozioni dell'avvistamento, provo a descrivere l'incredibile incontro. Questo extraterrestre si materializza improvvisamente a bordo cratere, più o meno sette chilometri dal rifugio Sapienza. Abbagliante, fulmineo. Ha gambette sottili, busto esile, ma due marroni così. Evidentemente non gradisce la promiscuità con gli umani. Meglio: li regge per un po', ma alla fine preferisce isolarsi. Eccolo partire velocissimo. Salendo lungo la strada, si scrolla di dosso l'unico segugio che prova a catturarlo, un certo Michele Scarponi. Duello impari. Questo Scarponi è valoroso, ma la velocità supersonica dell'alieno è umanamente insostenibile. Cede anche il venezuelano Rujano, ugualmente incapace di reggere l'andatura. A mano a mano che sale, E.T. dimostra chiaramente di non obbedire alle nostre leggi fisiche: prima fra tutte, la legge di gravità. Incredibile a vedersi, finisce la sua corsa come se non avvertisse fatica. Stranamente, spara anche un colpo con le sue armi spaziali, puntando il dito indice sulla folla, ma è chiaramente un colpo a salve. Dev'essere un tipo pacifico.
Alle sue spalle, a debita distanza, arrivano i nostri. I terrestri. La differenza è solo apparentemente contenuta (50''). In realtà, è la chiara dimostrazione di quello che si diceva una settimana fa, prima della lunga caccia: al Giro d'Italia c'è un marziano, tanti auguri a chi vuole inseguirlo. Ebbene sì, dopo una settimana di giochini e di nascondini, la verità viene tranquillamente a galla: si corre per il secondo posto. Il primo è già prenotatissimo da tempo, E.T. ne è titolare e non si vede proprio come possa cederlo. Basta l'Etna, che per quanto bello e incantevole non è comunque il Mortirolo, a sconfessare tutte le chiacchiere dei santommasi, quella brava gente perennemente incredula, addirittura convinta di averlo visto in chiara difficoltà nei giorni scorsi. Adesso che l'hanno visto con i propri occhi, forse, se ne convinceranno: l'extraterrestre esiste, tutti gli altri sono un'altra cosa.
Giro finito? Ammette Vincenzo Nibali, che salva con la progressione finale una corsa parecchio difficile: «Lui ha una marcia in più. Quando è partito era imprendibile. Da qui in poi, possiamo solo sperare che non abbia sempre giornate così». Dice bene Vincenzo: E.T. è di un altro pianeta. L'idea che proprio Vincenzo, ancora alle prime armi, sia l'eroe nazionale capace di incastrarlo, risulta certamente affascinante: ma si viaggia sul filo dell'impossibile. Sì, è tutto drasticamente confermato: se Nibali riuscirà mai a battere E.T., sarà una bellissima storia di genere fantascienza.
Eppure qui sul vulcano si affannano già a raccontare che in fondo siamo solo all'inizio, che magari E.T. non è poi così marziano. E come no. Confermo: da qui a Milano può succedere veramente di tutto. A E.T. può venire una colica renale, o crescere il dente del giudizio, o esplodere l'appendicite. Mi viene un po' più difficile immaginarlo in crisi, strapazzato dai suoi implacabili segugi. Però attenzione: questo non è un buon motivo per desistere dalla missione impossibile. Sarebbe diserzione. Da qui in avanti, se non altro, si gioca a carte scoperte: tutti sanno che l'extraterrestre esiste, che sbuca dal vulcano e vaga per l'Italia con la chiara intenzione di non farsi prendere. Non c'è più motivo di aspettare. Bisogna muoversi subito. E.T. è qui, travestito di rosa. Si chiama Alberto Contador.