Età, stress, terreni scarpe, alimentazione I perché di un disastro

Moratti ha alzato le mani. «Temo più gli infortuni che le nostre avversarie». Realistico. Alla faccia dei soliti strepiti del nostro pallone che, quasi ogni anno, ci ritroviamo ad ascoltare, leggere, studiare. Il calcio italiano va zoppo non solo per risultati scarsi e squadre mediocri, ma anche per infermerie e ospedali strapieni. Ormai non c’è limite alla fantasia dell’infortunio: si passa dallo svenimento in panchina o nello spogliatoio (ultimo caso Sneijder), al trauma nel riscaldamento (Chiellini) fino a quelli da far rabbrividire com’è capitato, in allenamento, al portiere della Fiorentina Frey o l’ultimo ko subito da Samuel in partita. Il fatto che le squadre più rappresentative e più impegnate (coppe, campionato e nazionali) siano le più colpite è abbastanza naturale, ma incide sui risultati e probabilmente su tutto il movimento.
Moratti è stato chiaro: «Guardando la situazione infortuni stiamo disputando un campionato più che dignitoso. Ora non possiamo essere alla pari degli altri anni, avendo così tanti problemi». Ed ha limato alcune accuse recenti. «Il metodo di preparazione non è cambiato moltissimo: anche quest’anno si usa tanto il pallone e poco la parte atletica».
Raccontava il dottor Piero Volpi, consulente dell’associazione calciatori e ex medico sociale dell’Inter, che l’anno scorso la federazione internazionale dello sci ha lanciato un allarme per le proprie competizioni: qui c’è troppa gente che si rompe, abbiamo sempre meno campioni in gara in coppa del mondo e siamo meno appetibili dagli sponsor. «Potrebbe capitare anche al calcio: pubblicità e pubblico vogliono i campioni in campo, non in infermeria». Appunto. Meditate gente, meditate! E magari cambiate qualcosa. Volpi propone un tavolo allargato fra tutte le componenti a livello europeo per rivedere qualcosa: o nei calendari o nella preparazione
Leggendo i numeri degli infortuni di Inter, Milan, Juve e Roma, c’è da toccar ferro. Ma anche Genoa, Fiorentina o Bari, che pur sono meno impegnate, hanno avuto tanti ko. Il problema va da nord a sud, dalla serie A fino a quelle inferiori, il trend è in crescita e nessuno ha la ricetta pronta. Alla domanda: perché mai succede?Si accoppiano diverse risposte, così riassumibili: 1) troppe partite soprattutto in certi periodi. 2) giocatori più potenti e fisicamente più tosti: ogni scontro un rischio di rottura. Ormai sono Tir che si scontrano.3) preparazioni non sempre mirate, ma sottomesse alle esigenze del business estivo (una settimana di lavoro fisico e subito partite, viaggi intorno al mondo). 4) L’età calcistica della nostra serie A mediamente superiore a quella dei più importanti campionati esteri. 5) Il post mondiale che lascia giocatori stanchi e stressati. 6) Il poco tempo per il recupero degli infortuni, soprattutto quando si allenano rose di giocatori che hanno una media superiore ai 30 anni.
7) un calendario che andrebbe razionalizzato. L’Europe League si gioca di giovedì. Spiega il dottor Volpi: «Significa che le squadre in trasferta tornano in piena notte, i calciatori vanno a dormire alle cinque del mattino e poi devono giocare alla domenica. Così non si riposa, i muscoli si avvelenano, ci si alimenta male, perchè si mangiano panini, o una cena al cestino a qualunque ora della notte. Serve un’alimentazione più mirata». Alimentazione che ora si aiuta con integratori: possono incidere su glucosio nei muscoli e altre problematiche. «Sono più raffinate, invece partiamo proprio dalle cose minime».
8)eccesso di competitività interna. Le rose allargate portano a lottare anche in allenamento per un posto in panchina, non solo in campo. In altri tempi i giocatori tiravano in allenamento al 60-70 per cento, oggi gli allenatori chiedono intensità al 100%, per valutarli e decidere chi mandare in tribuna. Allora la percentuale, fra infortuni in allenamento e in partita, stava nella scala 10% contro 90%. Oggi si è ristretta a una media di 45 % contro 55%, quasi alla pari. 9) i campi da gioco, che pur stanno migliorando. Ma San Siro, per esempio, in questo periodo sembra un campo saponetta. In altri tempi sembrava un campo di patate. «E se i piloti di Formula uno non corrono sugli sterrati, perchè la formula uno del pallone deve rischiare la salute dei calciatori che rappresentano danari e grandi investimenti?», si chiede Volpi.
10) Infine perché non preoccuparsi anche dei tacchetti delle scarpe. Suggerimento di Mondonico che fa l’allenatore, ma è stato calciatore. Le aziende si preoccupano di soddisfare le esigenze dei clienti. Ma cosa chiedono i calciatori? Massima aderenza al terreno per raggiungere massima esplosività e rapidità del gesto. Cosa se ne cava? Un grip che blocca la caviglia e fa ruotare facilmente il ginocchio in caso di contrasto.
E per tutti valgano le parole di Capello al calcio inglese: «La nazionale non vincerà mai perché qui si prosciugano i giocatori durante le stagione: troppe partite, logoramento assicurato». Eppure si rompono meno.