Eta compie 50 anni e promette «lotta armata con tutti i mezzi»

Un comunicato del gruppo terrorista basco incita ad «unire le forze contro gli Stati nemici» Ma il governo di Madrid risponde duro: pronti a dichiarare fuori legge altri due partiti che non condannano gli attentati E i socialisti potrebbero vincere le elezioni

NUOVE MINACCE. Mezzo secolo di vita e morte. Oltre 800 omicidi in quarant'anni di lotta armata. E un biglietto di malauguri. Così il gruppo terrorista basco di Eta, acronimo di Euskadi Ta Askatasuna (Paese Basco e Libertà in lingua euskera), ha voluto commemorare il cinquantennale della sua fondazione: con un messaggio inviato ai quotidiani Gara e Berria e con un video mandato alla televisione Eitb in cui si porta avanti la lotta armata. «Oggi la adesione alla causa indipendentista è molto più radicata rispetto a 50 o 30 anni fa - si legge nel comunicato -. Continueremo ad attuare le nostre minacce se i diritti del popolo basco non verranno riconosciuti». E anche se ultimamente, con la cattura dei capi militari Mikel Garikoitz de Aspiazu “Txeroki” e di Aitzol Iriondo, la cupola terrorista sembra essere stata neutralizzata, Eta ci tiene a tenere alta la tensione: «Negli ultimi 50 anni il governo spagnolo ha spesso detto che Eta sarebbe stata a un passo dalla fine. Invece siamo qui a dimostrare la nostra invincibilità». «SCHIZOFRENICA». La reazione da parte delle forze politiche basche è stata immediata e netta nel condannare le parole di Eta. L'organizzazione, nata dall'impegno nazionalista di alcuni studenti durante il franchismo e poi convertita a vera e propria organizzazione paramilitare e terrorista, è tornata a rivendicare «un'unione di tutte le forze indipendentiste per assicurare finalmente al popolo basco il suo posto e la sua voce nel mondo». Parole in cui «si lodano la morte e gli assassini» e che «non rispettano il pensiero della gente basca, che per la maggioranza assoluta chiede a Eta di cessare la sua attività», perché il Paese Basco «ha bisogno di pace, attivismo e resistenza pacifica, non di lotta armata». SEMPRE CONTRO. Intanto, sull'edificio Bami di Bilbao che ospita la tv basca Eitb, devastato un mese fa da un'autobomba, è stato affisso un enorme cartellone con la scritta «Aurrera». Una ribellione netta al terrorismo di Eta, poiché si rifà al motto di uno dei fondatori dell'organizzazione, quell'«Aurrera bolie», («avanti la palla», dove la palla è metafora per la lotta armata) coniato da Txomin Iturbe. In questo caso, invece, l'incitamento è a lottare contro il terrorismo e le bombe. Per fronteggiare quella che Eta chiama «l'ultima salita, la più dura»: l'indipendenza ottenuta con le armi. LOTTA AGLI ABERTZALE. Se Eta ha colto l'occasione del suo 50° compleanno per giustificare la lotta armata («la storia ci renderà onore») contro «gli Stati nemici» che non permettono la nascita di una nazione basca sull'esempio di Slovenia, Slovacchia o Lituania, il governo di Madrid non è stato a guardare. E per bocca della vice premier Maria Teresa Fernandez de la Vega ha dato incarico all'Avvocatura di Stato di procedere «con tutti i mezzi legali» per impedire che due formazioni della izquierda abertzale (gli indipendentisti duri e puri) si presentino alle elezioni regionali del 1 marzo. Si tratta del partito Askatasuna e della coalizione elettorale D3M («Demokratia 3 Miliones», in riferimento al numero dei cittadini baschi), considerati diretti eredi del braccio politico di Eta Batasuna e degli altri partiti dichiarati illegali dal Tribunale Supremo tra 2003 e 2008: HB (Herri Batasuna), EH (Euskal Herritarok), PCTV (Partito comunista delle terre basche) e ANV (Accion nacionalista vasca). Tutte formazioni politiche che si sono sempre rifiutate di condannare esplicitamente il ricorso alla violenza da parte di Eta. ATTESA POLITICA. Le elezioni che rinnoveranno il Parlamento basco di Gasteiz sono molto attese. Dopo 28 anni, il partito nazionalista di centrodestra - il PNV che esprime l'attuale governatore, il lehendakari Juan José Ibarretxe - rischia di perdere il potere a favore del PSE, il partito socialista basco diretta emanazione del partito di Zapatero attualmente al governo in Spagna. Su Ibarretxe e sul suo partito pesa il fallimento del referendum per l'autodeterminazione, proposto con forza e bocciato da Madrid. Resta da vedere come voterà quel 10% di baschi che attualmente secondo le stime si attesta sulle posizione estreme dei partiti indipendentisti.