Eta, la Spagna in piazza contro Zapatero

da Madrid

José Luis Rodriguez Zapatero, che secondo un sondaggio del Cis (Centro investigaciones sociales), ha soltanto 1,2 punti di vantaggio sul Partito popolare, ha subito ieri l'ennesima dura contestazione dopo la sua decisione di concedere gli arresti domiciliari al membro dell’Eta José Ignacio De Juana Chaos, che non si è mai pentito. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza in molte città spagnole per protesta contro la scarcerazione di De Juana.
Il militante dell’Eta era stato riconosciuto colpevole di 25 omicidi compiuti negli anni Ottanta, e secondo il codice penale spagnolo, che cumula le pene, era stato condannato a quasi tremila anni di carcere, anche se la pena massima comminabile è l’ergastolo, che di fatto corrisponde a trent’anni do carcere. Di questi, De Juana ne ha scontati 18 e gliene restavano quindi 12. Senonché l’Audencia Nacional, di fronte alle gravi condizioni di salute dell’etarros, che ha digiunato per 115 giorni e che da due settimane è costretto ad alimentarsi con una sonda, gli ha ridotto la pena a tre anni. Zapatero, temendo di dover giustificare il funerale di un martire, gli ha concesso in fretta e furia gli arresti domiciliari a San Sebastián, gettando così benzina sul fuoco della piazza già infiammata.
«Condivido l’indignazione dei cittadini», si è affrettato a dichiarare il primo ministro. «Tuttavia non ho preso questa decisione per paura o per debolezza, ma per dimostrare il nostro senso di responsabilità». Nemmeno le decine di migliaia di dimostranti indignati volevano un martire che avrebbe alimentato la sanguinosa lotta dei separatisti. E neppure l’Associazione delle vittime del terrorismo Eta, che da anni chiede giustizia per gli oltre 800 morti, voleva un accanimento, ma solo una migliore gestione della vicenda.
All’alba di sabato, una bomba molotov ha danneggiato una sede del Partito socialista alla periferia di Madrid, unico atto deplorevole di una manifestazione pacifica che non ha registrato danni o feriti e che ha voluto riportare l’attenzione sull’Eta e sulle debolezze del governo Zapatero. Ieri il presidente dei Popolari, Mariano Rajoy, ha chiesto al primo ministro di andare in Parlamento a spiegare la sua decisione, «perché non si può ingannare la gente in questo modo».
Il quotidiano El Mundo ha fatto notare che il ricatto subìto dal governo è diventato evidente quando De Juana ha annunciato la fine delle sciopero della fame appena è giunto a San Sebastián. «Per questo è inconsistente la spiegazione fornita dal ministro dell’Interno, Alfredo Pérez Rubalcaba, che ha giustificato gli arresti domiciliari per “ragioni umanitarie”», scrive El Mundo, pronosticando ai socialisti un alto costo elettorale alle prossime amministrative di primavera.
Secondo El País, «si tratta di una decisione impopolare, come tutte quelle favorevoli agli etarra condannati per omicidio. Molto probabilmente è vero che i domiciliari sono stati accordati grazie al ricatto dello sciopero della fame, ma chi critica questa decisione avrebbe criticato anche quella di lasciarlo morire in carcere».
L’unico quotidiano a essere più indulgente con Zapatero è il catalano La Vanguardia, che riconosce al governo la corretta applicazione della legge. «Tutti conosciamo la terribile carriera criminale di De Juana Chaos, ma la riflessione sulla necessità di inasprire le pene in casi così estremi non deve mescolarsi con la rigorosa applicazione dello stato di diritto, compreso quando si parla di benefici per criminali di questa portata». Ma, secondo Abc, il governo esce umiliato da questo patto con i terroristi.