ETERNA GIOVINEZZA Chi è nato nel 2007 diventerà centenario

Le aspettative di vita sono aumentate di 20 anni negli ultimi due anni. Gli scienziati: «Decisivi gli studi sulla genetica e i tumori»

Baciati dalla fortuna. I nati nel 2007, non è una previsione astronomica ma scientifica, diventeranno tutti ultracentenari, anno più anno meno. Per l’esattezza, le femmine raggiungeranno la soglia dei 103 anni, i maschi dei 97. Le nuove generazioni non conosceranno il diabete o l’obesità, e per loro l’Alzheimer o il Parkinson saranno patologie da fronteggiare senza troppo problemi.
Cellule staminali, studio del Dna, genetica, ingegneria genetica sono tra le branche della scienza da cui arriveranno risposte a gravi patologie, tumori compresi. Con il Chip del Dna e lo studio di marcatori tumorali, invece, la prevenzione potrà intercettare e sconfiggere anche malattie letali.
Il «quadro clinico» della ricerca scientifica, dunque, è ottimo. I ricercatori di tutto il mondo hanno fatto passi da gigante. Con le nuove scoperte in campo medico l’aspettativa di vita della nostra specie è cresciuta di ben 20 anni negli ultimi due anni. Soltanto nel 2005, infatti, l’aspettativa per le donne era di 83 anni, mentre quella per gli uomini era di 77 anni. Nel 1930 invece, arrivare a 60 era considerato un traguardo, mentre nel 1975 vivere fino a 71 anni significava raggiungere un record.
Gli scienziati del Cnr confermano questa crescita per la popolazione umana. «Sulla base delle nuove scoperte - spiega Andrea Angius, genetista e responsabile del laboratorio Shardna, spin-off dell’Istituto di Genetica delle Popolazioni del Cnr di Alghero - l’aspettativa di vita è salita ben sopra i 70 anni in questi ultimi tre decenni e con gli studi sulla genetica e sulle componenti ambientali, si sta tagliando il traguardo dei 103 anni per le donne e dei 97 per gli uomini che nascono nel 2007». E questo si deve soprattutto alla prevenzione clinica «prodotta da studi della genetica – aggiunge Angius - che ci consentono di individuare con anticipo rischi di contrarre malattie gravi tra cui obesità e diabete. Negli ultimi due o tre anni, inoltre, sono anche nate nuove metodiche, come i chip del Dna, che permettono di fare lo screening del rischio di contrarre alcune gravi malattie, tra cui molti tumori».
Capitolo a parte, per la sua enorme importanza, quello sulle cellule staminali, «campi di studio ancora giovani ma sui quali si deve andare avanti», aggiunge Delio Mercanti, dell’Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare del Cnr di Roma. «È necessario lavorare in tanti, in una sorta di network che, tra le altre cose, servirebbe anche da controllore di eventuali ricerche pazze». Mercanti allude alla polemica innescata dal via libera inglese agli studi sugli embrioni chimera. E tenta di smorzare le polemiche. «Quegli studi appartengono alla mitologia e non alla scienza». Piuttosto, secondo lo scienziato, bisogna concentrarsi sulle «staminali neurali che aprono grandi prospettive sulle malattie neurodegenerative». Per Mercanti, insomma, la ricerca deve avere un linguaggio univoco e senza confini. «Più si agisce in maniera corale - conclude lo studioso - più la comunità scientifica è in grado di controllare il metodo e chi lo applica. Basti pensare ai tanti step di verifica che devono passare le nostre ricerche prima di diventare pubblicazioni scientifiche con valore di scoperta».