Gli eterni pessimisti che non vedono le gru

In autunno vedremo montare le gru, altissime perchè adatte alla costruzione di grattacieli che vi sorgeranno, sull'area Garibaldi Repubblica, nel centro di Milano. Finalmente, dopo mezzo secolo di abbandono, degrado, utilizzo improprio (un luna park!), dibattiti sterili, polemiche, vicende giudiziarie. Entro la primavera prossima dovrebbero essere a buon punto le demolizioni sull'area della vecchia Fiera e anche lì probabilmente, vedremo subito dopo svettare verso il cielo le gigantesche gru. Intanto si sta già lavorando su molte grandi e meno grandi aree industriali dismesse, da Lambrate a Rogoredo (Santa Giulia, una nuova «città» da 60mila abitanti nella città) al Portello. La Bicocca è già una realtà viva e concreta: università, cinema, teatro. Presto lo sarà la Bovisa. Ma l'elenco sarebbe lungo e d'altra parte su queste pagine è stato fatto diverse volte.
Eppure sembra che i milanesi, a cominciare da certi commentatori lamentosi e tanto pessimisti da istigare allo scongiuro, non se ne rendono conto. Non sanno ancora che nel giro di pochi anni si troveranno a vivere in un'altra città: il profilo panoramico, la cosiddetta skyline di Milano sarà completamente cambiata. Il milanese che dovesse partire oggi per un viaggio nello spazio e tornare fra otto, dieci anni, vedendone la sagoma da lontano o sorvolandola non la riconoscerebbe. I grattacieli, i nuovi parchi, i nuovi insediamenti in centro e in periferia, scomparsi quegli enormi buchi, quelle sterminate macchie grigie testimonianze tristi di un passato industriale quasi dimenticato.
Ma questo futuro, questa prospettiva riguarda tutta l'area metropolitana. Una trasformazione analoga, se non più intensa in relazione alle sue dimensioni, sta vivendo Sesto San Giovanni. Grandi metamorfosi sono in corso a Segrate, a Cologno Monzese, nei centri a Sud (Assago e Rozzano, dove presto arriverà la linea 2 del metrò) e a sud-est (Corsico, Buccinasco, Trezzo eccetera). A nord-ovest, lungo il cosiddetto «asse del Sempione» che attraversa l'Alto Milanese, sta succedendo qualcosa di ancora più inatteso (o era previsto?). Sta accadendo che le due più grandi e vitali infrastrutture realizzate negli ultimi anni, l'aeroporto della Malpensa (Busto Arsizio) e il nuovo polo fieristico (Rho-Pero), poste agli estremi di questo asse, tendono a congiungersi, coprendo di insediamenti la distanza che li separa: industrie, alberghi, centri commerciali, quartieri residenziali. Insomma, di fatto, al di là delle definizioni burocratico-amministrative l'area metropolitana si va spingendo anche oltre i confini della stessa provincia di Milano (e questo, sia detto per inciso, dovrebbe indurre la Regione a interessarsi di più alla annosa e urgente vicenda della nascita della città metropolitana). Il nostro amico astronauta, dunque, al suo rientro vedrebbe una sterminata distesa urbana, come d'altra parte già accade di vedere oggi sorvolando il Milanese di notte, o come mostrano le foto satellitari. La scoprirebbe, però, molto più compatta e profondamente trasformata nella struttura urbanistica e nelle linee architettoniche. E certamente troverebbe gli stessi eterni nostalgici e i soliti commentatori piagnoni che si struggono al ricordo della «Milano di una volta».