Etiopi in marcia su Mogadiscio I regolari: domani attacchiamo

Offensiva delle truppe governative appoggiate dagli alleati che avvicinano la capitale della Somalia da nord. Ma le Corti Islamiche rispondono con agguati e guerriglia. La Croce Rossa lancia l'allarme: "Ora è emergenza"

Gli etiopi e le forze governative conquistano Jowhar. Di fronte all’avanzata delle truppe governative somale, sostenute dalle forze etiopi, i ribelli delle Corti islamiche si sono ritirati da Jowhar, cittadina a circa 90 chilometri a nord da Mogadiscio dopo una battaglia in cui sono morti 60 islamisti e 45 militari fedeli al governo transitorio di Baidoa. E l’avanzata della coalizione sarebbe giunta a Balad, città a circa 75 chilometri dalla capitale ancora controllata dai ribelli. E alcune fonti parlano anche dell’avvio di un ritiro degli islamisti anche da Mogadiscio. Mohamed Dheere, ex signore della guerra, in prima linea con i governativi annuncia: "Domani attaccheremo la capitale". Intanto in Somalia è crisi umanitaria. L’allarme arriva dalla Croce Rossa internazionale che opera tra le pieghe del conflitto tra le Corti Islamiche (legate ad Al Qaida, che controllano il Paese) e l’Etiopia, intervenuta in difesa del governo transitorio.

“I nostri colleghi sul campo non hanno mai visto una violenza così devastante negli ultimi dieci anni” dice Pedram Yazdi, un delegato per le operazioni somale della Croce Rossa internazionale. E il Pam (il piano alimentare delle Nazioni Unite) annuncia di aver sospeso le sue operazioni aeree in Somalia e di aver evacuato temporaneamente il suo personale straniero verso il Kenya. “Il Pam ha spostato in modo temporaneo due elicotteri MI8 e 25 operatori umanitari da Kisimayo (nella Somalia meridionale) a Nairobi - dice il portavoce dell’organizzazione Peter Smerdon -. Abbiamo sospeso le operazioni aeree. Quelle terrestri continuano. Abbiamo ancora una centinaio di dipendenti locali che stanno lavorando. Ma le operazioni aeree sono diventate difficili a causa della chiusura dello spazio aereo dichiarato (lunedì) dal governo federale di transizione”. Gli scontri sono ripresi in modo violento dal 20 dicembre e gli uomini comandati dagli sceicchi islamici stanno capitolando di fronte all’offensiva delle forze etiopi, affiancate da alcuni alleati.

Di fronte all’imbarazzante silenzio dell’Onu che, nel consiglio di sicurezza straordinario di ieri, non è riuscito a prendere una decisione unanime per mettere fine all’ondata di violenza. Gli scontri proseguono in tutto il Paese. Un agguato a un convoglio delle truppe etiopi è stato teso dagli uomini delle Corti islamiche nella zona di Bula Gurte, a nord di Mogadiscio, arrecando ingenti danni e uccidendo diversi soldati di Adis Abeba. L’agguato sarebbe avvenuto utilizzando una delle classiche tecniche di guerriglia che le Corti avevano già annunciato di voler utilizzare in previsione di questo conflitto con le truppe regolari inviate dall'Etiopia in Somalia. I miliziani islamici sono organizzati come guerriglieri: invece di combattere frontalmente con il nemico cambiano continuamente posizione. Lo stesso leader delle Corti, Ahmad Sherif, spiega che “le forze etiopiche non riusciranno ad avvicinarsi a Mogadiscio e che quello delle Corti a Jowhar è un ritiro tattico e non una sconfitta, essendo pronti a tenere agguati in qualsiasi momento». Le Corti lanciano un appello alle loro riserve e agli ufficiali dell'ex esercito somalo di unirsi ai miliziani islamici in difesa di Mogadiscio.

Stop dalla Lega araba Il ritiro immediato delle truppe etiopiche dalla Somalia è stato chiesto dalla Lega araba, riunitasi oggi d'urgenza. I 22 membri permanenti dell'organizzazione hanno messo in guardia la comunità internazionale dal pericolo che le ostilità "minaccino la stabilità dell'intera regione del Corno d'Africa". Un appello simile era stato lanciato ieri dal capo dell'Organizzazione della conferenza islamica (Oci), Ekmeleddin Ihsanoglu. Da Bruxelles, intanto, il ministro degli Esteri dell'Ue, Javier Solana, invita tutti alla massima moderazione e al dialogo per la soluzione della crisi che sta scoinvolgendo il Corno d'Africa.