Eto’o non crede alle scelte di vita: «Si gioca per i soldi, ipocrita negarlo»

La notizia è confortante, il cervello di Samuel Eto’o non è rimasto congelato dopo i primi due mesi di soggiorno a Makhashkala: «Lavoriamo tutti per portare a casa più denaro possibile. Chi dice il contrario è un ipocrita».
Prima era il grande bugiardo perché aveva accettato l’offerta di 20 milioni a stagione dai russi, raccontando di essere finito fra le braccia di mamma orsa solo per amore dei bambini poveri della sua Africa. Adesso è lui che mette al muro chi giustifica il proprio comportamento con cause estranee alla sua volontà, magari mascherandolo con finalità d’alto valore morale o sociale (riferimento a Ibrahimovic?). Il camerunense è stato molto più esplicito di quanto fosse necessario rivolgendosi a quelli che parlano di scelte di vita: «Intendo quelli che dicono che non si muovono per soldi...Io ho ricevuto un’offerta dai russi dell’Anzhi, l’ho valutata e ho deciso di accettarla. Sono un mercenario perché più del progetto mi hanno convinto i soldi? La questione è semplice, ho accettato perché avrò un mucchio di soldi per dare una possibilità ai bambini africani che sognano di diventare calciatori». A volte occorre anche fidarsi, Samuel Eto’o ha una Fondazione che porta il suo nome, in marzo ha celebrato il 5° anniversario con la raccolta di 450mila euro per la costruzione di un’area pediatrica all’interno dell’ospedale statale di Douala. Ma qui con quella dichiarazione ha aperto un’autostrada senza usare caterpillar e cartelli di inizio lavori, perché l’ipocrisia nel calcio è la mamma di tutte le interviste. Poi magari a fine carriera qualcuno si libera e denuncia qualcosa, Carlo Petrini, Ezio Vendrame, Davide Fontolan: «Dobbiamo dire che andiamo a letto presto, che non fumiamo, che andiamo a messa, che la maglia è tutto...», ultimamente Paolo Montero: «Andavo ad allenarmi senza un’ora di sonno...». Più difficile farlo prima: «Non mi vergogno di dichiarare il mio credo politico. Condivido gli ideali del fascismo», ha ammesso Christian Abbiati. Ma poi dipende anche dove, quando e per chi non sei un ipocrita. Nathan Eccleston, promettente attaccante del Liverpool, è finito sotto inchiesta per aver cinguettato su Twitter la sua idea dell’11 settembre: «Tutti i miei pensieri vanno alle vittime, alle loro famiglie e a coloro che sono rimasti colpiti da questo tragico incidente. Non ho detto attacco... Non lasciate che i media vi facciano credere che siano stati terroristi ad averlo fatto». Il Liverpool lo ha messo sotto inchiesta, lui a giro d’orologio si è preso del terrorista, idiota e uno che ha messo in serio pericolo la sua carriera calcistica.
Non essere ipocrita può anche significare non temere di dire ciò che si pensa? Beh, se giochi in una squadra dove nel febbraio del 2007 due industriali americani hanno acquistato la maggioranza del club con un investimento di quasi 500 milioni di sterline, devi stare almeno più attento. C’era già stato il giocatore di football americano Rashard Mendenhall che causò un putiferio quando su Twitter anche lui mise in dubbio ciò che realmente successe l’11 settembre. E lo fece il giorno successivo alla morte di Bin Laden. Finì in un mare di guai. Eccleston non sarà un ipocrita ma distratto due volte.