"Faccio il contadino dopo aver giocato Senza Frontiere"

Ettore Andenna è stato l'uomo delle prime volte: dalla pubblicità alle trasmissioni televisive della mattina: "Mi sono ritirato in campagna, mi hanno messo ai domiciliari forzati"

È l'uomo della prima volta, ma le signore non facciano dei pensieri strani, anche se Ettore Andenna, milanese, classe 1946, ha sempre avuto un discreto successo con il gentil sesso, tanto da sposare la bellissima Diana Scapolan (ex miss Europa e, nel 1973, miss cinema Italia) con la quale ha avuto quattro figli, avviati a carriere invidiabili. Non tutti sanno o ricordano, infatti, che fu proprio lui ad aver presentato la prima trasmissione pubblicitaria della nostra televisione ( Settimo Round , datato 1975) nonché, su Antenna 3, dal 19/4/1979, Telemattina , il primo programma, in Europa, della storia del piccolo schermo, ad essere condotto nella fascia mattutina (con valletta una certa Milly Carlucci).

La Rai, per intendersi, mandava in onda, alla stessa ora, il monoscopio. «Merito del successo fu anche delle signore della Milano bene - ricorda sorridendo Andenna -, come la moglie di Nutrizio, l'ex direttore de La Notte . Loro guardavano la trasmissione e mi mandavano in studio, gratuitamente, gli amici famosi dei mariti, che io intervistavo in diretta». Anche se, poi, Ettore Andenna è entrato nel mito di tanti cinquantenni, e non solo, per le sue indimenticabili conduzioni di Giochi Senza Frontiere e La bustarella , il più cult di tutti i programmi cult, anche per quel suo essere genuinamente un poco osé che ti teneva incollato al video nella speranza che, in qualche gioco, la concorrente di turno finisse in topless o qualcosa di più. Eppure, come spesso succede in un mondo, quello televisivo, dove la gratitudine e i curriculum contano, ormai, come il due di picche quando la briscola è cuori, Andenna è pian piano finito in quel particolare girone dantesco dei dimenticati. Per ritrovarlo, bisogna andare dalle parti di Grazzano Badoglio, paese natio del maresciallo d'Italia Pietro («ma gli abitanti, prendendo le distanze, preferiscono indicarlo con il precedente nome Grazzano Monferrato»), nel cuore di quel Monferrato che ospita anche la tomba di Aleramo, suo fondatore. Qui, in un borgo di 14 abitanti, «sette dei quali sono solo della mia famiglia», Ettore Andenna si è trasformato in un gentiluomo di campagna, tenendo aperto, fino allo scorso anno, un agriturismo con la moglie Diana, veneta giramondo, coltivando, tra gli altri, mais, soia, fieno e producendo vino «che in Rai era un regalo gettonatissimo, a Natale. Adesso, però, do le uve a una persona fidata perché a me costava il triplo». Con in ballo un grosso progetto che dovrebbe partire a breve, ma del quale «preferisco non anticipare nulla, perché le sorprese sono sempre dietro l'angolo».

Ogni tanto, qualche chiamata a presentare delle serate la riceve, ma davvero troppo poco per uno che ha fatto la storia della Tv. «Scherzosamente, dico che, fino al '97, ho avuto molte soddisfazioni professionali; poi, il sistema mi ha messo ai domiciliari senza obbligo di firma, ma con permesso di giocare a golf, a seguito di un infarto che ho avuto nel 2011. Ora ho un handicap di 22, ma detesto giocare quando fa troppo caldo». L'uomo della prima volta, ma anche delle fortunate coincidenze. «La mia carriera è iniziata a Radio Montecarlo (con Jocelyin, Awana Ghana ed Herbert Pagani), il 12 dicembre 1967, cambiando il modo di fare radio, con ritmi diversi da quelli compassati di allora, modo di presentare che poi ho traslato in televisione. A Ventimiglia, andava in vacanza Cino Tortorella, il grande Mago Zurlì, che quando mi sentì in onda (la radio aveva 12 milioni di ascoltatori) decise di farmi un provino per Scacco al re , trasmissione per i ragazzi. I provini erano una cosa seria, ad eliminazione. Mi ritrovai, alla fine, contro Emilio Bonucci. Ci fecero fare due puntate zero con il pubblico. Oggi, non funziona così». E sempre per un caso fortuito, si ritrovò a presentare Giochi senza Frontiere . «Nel 1975, facevo per RMC i commenti sulla Formula 1 e sui rally. Un giorno, stavo presentando, a Casei Gerola, una gara sui circuiti fuori strada delle 2 cavalli. Popi Perani era sulla Milano-Genova e, saputo della manifestazione, si fermò a vedere la gara, mi sentì commentare e mi ritrovai a condurre Giochi ».

Anche se la convinzione è che anche senza quelle coincidenze Andenna avrebbe comunque sfondato, grazie ad un modo di presentare innovativo, che fece da apripista anche alle trasmissioni dei vari Arbore e Boncompagni. E con un timbro di voce inconfondibile che ancora oggi lo contraddistingue in maniera inequivocabile.

Le prime volte, appunto. Provi a sfidarlo al gioco della torre, ma chiedergli di scegliere fra le due trasmissioni è come domandargli quale figlio preferisca. «Diciamo che La Bustarella la sentivo più mia. Idea nata sulla Milano-Venezia con Tortorella, mentre eravamo fermi, in colonna, per un incidente. Trasferimmo quello che sapevamo fare con la Tv dei ragazzi agli adulti. Io ho sempre affrontato ogni trasmissione con entusiasmo, credendoci. Mi sentivo metà presentatore e metà spettatore. Se non mi divertivo io, come poteva farlo chi era seduto a casa? Coinvolgemmo la gente, cosa che oggi avviene sempre meno, sfruttando anche il fatto che l'Italia è il paese dei mille campanili». Andenna non si è fatto mancare nulla. Anche un passato come parlamentare europeo, eletto col Partito Socialista Democratico Italiano. «Dal 1986 al 1989 sono stato artefice di settantuno proposte di legge e proponente della direttiva “Televisione senza frontiere”, che ha regolato l'emittenza comunitaria. Poi, però, non mi sono ricandidato e molti miei amici mi rimproverano di aver sbagliato. Agnes mi propose un contratto di tre anni e io volevo tornare a fare quello che più amavo. Forse fu un errore, ma col senno di poi non ne sono convinto. Nell'87, poi, i Giochi ripartirono grazie a me. L'Eurovisione pretendeva due nazioni importanti e serviva almeno una tra Francia, Germania e Inghilterra. Io parlai con Simone Veil, presidente del Parlamento Europeo, e la convinsi a discuterne con il direttore di Antenne 2. Ci riuscì, anche se i Giochi li presentò il mio amico Claudio Lippi, essendo io un parlamentare. Almeno, ero stato incaricato di consegnare il trofeo come delegato dell'Unione, con rocamboleschi voli aerei».

Silvio Berlusconi, che di televisione se ne intende, gli confidò un segreto che equivaleva a un attestato di stima: «Andenna, io, nell'82, le ho mandato contro i primi James Bond, le puntate di Beautiful, ma non riuscivo a levare 1.000 spettatori, in Lombardia, a La bustarella che, per me, è la cro-magnon delle tv locali». Risulta, perciò, strano che le loro strade professionali non si siano mai incrociate. «In realtà - ricorda Andenna -, un incontro, seppur casuale, ci fu. Lui era appena partito con Canale 5 e un giorno lo trovai al ristorante Il Rigoletto dove era solito mangiare. Il Cavaliere era seduto con Carlo Fuscagni, in un tavolo vicino. Alla fine del pranzo, si avvicinò Fuscagni per dirmi che Berlusconi voleva parlarmi. Mi propose di lavorare insieme, visto il successo che stavo avendo, ma io gli risposi che ero direttore generale di TMC (tra parentesi, nell'81, con un budget di 8 miliardi e mezzo ne incassai 42) ed impegnato con Antenna 3, per cui non potevo dedicarmi ad altre proposte. Mi disse che se ci avessi ripensato, avrei potuto chiamarlo, ma non ci fu mai l'occasione».

Nonostante una carriera così brillante, Andenna si è mantenuto, con tutti, sempre disponibile e entusiasta. Uno della gente. «Non mi sento un padre nobile, come mi avete definito. Sono uno che si è sempre divertito a fare quello che gli piaceva. Non perdendo mai la voglia di essere curioso».