Ettore Majorana e il destino dell’umanità

In scena fino al 28 febbraio al teatro Flavio di via Crescimbeni 19 «La vera storia di Ettore Majorana», una novità assoluta di Franco Venturini, regista e protagonista dello spettacolo insieme con Chiara Conti. Nel 1938, quando aveva appena 32 anni, Ettore Majorana, autentico genio della fisica, un bel giorno è scomparso nel nulla, senza lasciare traccia. Una vicenda misteriosa sulla quale sono state fatte le ipotesi più disparate, dal suicidio alla fuga in Germania per mettersi al sevizio dei nazisti. Qualcuno ha pensato all’emigrazione negli Stati Uniti o in Argentina, altri hanno ipotizzato un volontario esilio in un monastero. Franco Venturini, dal suo canto, propone un’ipotesi scioccante. Fino dalle prime battute lo spettatore si rende conto di trovarsi proiettato in una situazione surreale. Man mano che si chiariscono i dettagli della vicenda e i due attori esplicitano i propri ruoli, appare chiaro che allo scienziato Majorana è affidata la riflessione sul destino di un’umanità alla deriva, destinata ad autoestinguersi a causa di quella scienza di cui non sa più fare a meno, ma che sta manipolando, inquinando, distruggendo il creato. Non c’è allora più speranza nel destino dell’uomo? Forse la salvezza è a portata di mano, se si riuscirà a tornare al primitivo stato di natura e a quell’innocenza dell’animo che solo gli animali sanno esprimere.
«Oggi, a 70 anni dalla scomparsa di Majorana - spiega Venturini - si registrano nel mondo interventi autorevoli circa più o meno prossime catastrofi, provocate dall’uomo con conseguenze fatali per la sopravvivenza della specie. Si parla di inquinamento ambientale, di mutazioni genetiche, di programmazione delle nascite in stile nazista, di armi di distruzione di massa, di manipolazioni genetiche. Allora mi sono chiesto: perché accade ciò?. Solo per amore della scienza?». Uno spettacolo fuori dai comuni schemi recitativi, in cui realtà e fantasia, ragione e lucida follia, dialogo e incomunicabilità si intrecciano alla perfezione.