Eufemi, il superpignolo che passa l’estate a far le pulci alla Finanziaria

Il vicecapogruppo Udc al Senato: «Nessuno minaccia di uscire dalla Cdl. L’alleanza con Rutelli? Fantasie dei giornali»

Giancarlo Perna

Se ti viene il ghiribizzo di fargli un’intervista, sai sempre dove trovarlo: 12 ore su 24, il sen. Maurizio Eufemi, vicecapogruppo dell’Udc, compulsa scartoffie nella sua stanza di Palazzo Madama.
Superpignolo per natura, il partito gli affida le leggi rompicapo. Dà il meglio di sé tartufando magagne nella Finanziaria. In quattro anni di Palazzo Madama si è preso l’epiteto di «Mister Sniff», per il fiuto infallibile. Io lo conosco da 25 anni. L’ho visto trascolorare dal biondo al bianco, dal ciuffoso allo stempiato. Sempre però occhiuto.
Uscì dal cilindro di Gerardo Bianco, allora presidente dei deputati Dc, un quarto di secolo fa. Il giovanotto divenne in breve responsabile per l’Economia del gruppo. Caracollava (è sempre stato grosso) in Transatlantico per un caffè, due chiacchiere con chi c'era e via di nuovo tra i suoi faldoni. «Si fa le ossa», diceva orgoglioso Bianco. Dalli e dalli, se le è rotte. Oggi, a 57 anni, da dritto è diventato curvo.
«Bianco è nel Ppi. Tu nella Cdl. L’amicizia è rotta?», chiedo a Eufemi, occhiali da conversazione sul naso, lenti da segugio nel taschino, abito blu.
«Grande stima, ma distacco politico. Nel ’92-94, Bianco fu debole rispetto all’incalzare di Tangentopoli che travolse la Dc. Poi, è finito tra i khomeinisti alla Rosy Bindi».
«Nientemeno che alleato di De Mita, il suo peggior nemico», osservo.
«Mi chiedo come faccia, dopo 20 anni di battaglie per la liberaldemocrazia, a confondersi con gente che non sa dov'è di casa», replica.
Se vi incontrate che vi dite?
«Si complimenta. Dice che non dubitava delle mie capacità. Io però avrei preferito essere valorizzato da lui, che non ne è stato capace. È grazie a Buttiglione che sono senatore», dice e sbircia gli affreschi di Maccari nella sala di lettura di Palazzo Madama dove siamo messi appollaiati. Sono scene del Senato romano con austeri vecchioni. Maurizio li guarda e si compiace di sé.
«Perché sei a destra?», chiedo.
«Quando Buttiglione era segretario del Ppi, ho visto da vicino quelli della sinistra. Non ho sopportato l’arroganza con cui gli Andreatta, Merloni & C lo delegittimavano. Decisero di candidare Prodi premier per il '96, a totale insaputa di Rocco e del gruppo dirigente. Capii che con quelli là era impossibile convivere. Erano succubi dei Ds».
E Gerardo come ci si trova con quelli là?
«Lo vedo sofferente».
Anche tu sei palliduccio. L’estate non andavi in montagna?
«A Ussita sui Monti Sibillini. Nella dimora che fu del Cardinal Gasparri, quello del concordato con Mussolini, avo di mia moglie. Ci sono stato anche quest’anno. Ma ormai non passeggio più, esercito l’ozio. Poi, avevo dei dossier da studiare. La Finanziaria è alle porte».
«Ultima occasione per tagliare le tasse. Se no, il governo avrà definitivamente tradito le promesse», osservo.
«Prima del rispetto delle promesse, c’è il rispetto dei conti pubblici e dei vincoli europei. Poi, nell’ambito delle possibilità, si vedranno le scelte oculate da fare».
Tieni bordone al tuo Follini che vuole tagli limitati alle famiglie, bisognosi e compagnia. Roba da Dc anni ’70
«L’euro, pessimamente introdotto da Prodi, ha creato ingiustizie. Accanto agli autonomi, tipo ristoratori, che si sono arricchiti, si è impoverito chi vive a reddito fisso. Dunque, più tasse sui primi per restituire potere di acquisto agli altri e aumentare i consumi».
«Nuove tasse! Complimenti», dico e gli do una botta al braccio. Un pugno, per l'esattezza.
«Va fatto il ricalcolo delle imposte di categoria, aumentandole a chi si è arricchito con l’euro. Poi va colpito il sommerso. Una sola strada: obbligare idraulici e simili a rilasciare fattura, che il cliente potrà detrarre dalle tasse. Questo va fatto. Non altro», dice Eufemi duro. Se lo conosco, c'è da giurare che darà filo da torcere.
Allineato come un giannizzero con Casini e Follini. Sei anche per l’uscita dell’Udc dalla Cdl?
«Nessuno l’ha minacciata. Il punto è recuperare elettorato, che ha soprattutto voltato le spalle a Fi e An».
Strizzate l’occhio a Rutelli.
«Fantasie dei giornali che quest’estate hanno trovato modo di divertirsi. Stiamo nel centrodestra e qui diamo battaglia».
Il duo Casini-Follini considera il Cav un peso morto.
«È l’entourage del Cav, i Bondi e i Cicchitto, che alzano polveroni. Esagerano i dissensi, temendo novità che possano scalzarli. Il Cav è molto più ragionevole. Noi poniamo problemi per vincere, non per perdere le elezioni».
Gianfranco Rotondi, come te seguace di Bianco e Buttiglione, ha voltato le spalle al duo. Ci sarà una ragione.
«Decisione velleitaria e frazionista. Le battaglie si fanno all’interno, non da posizioni che puntano a salvare se stessi».
Non eri amico di Rotondi?
«Sì, ma bisogna mettersi in gioco, non fuggire. Ho apprezzato però che si sia dimesso da segretario di presidenza della Camera. Non come Cutrufo che lo ha seguito, senza però restituire all’Udc il suo incarico di questore di Montecitorio. Questa ondata di transfughismo mi sta sugli zebedei».
Con chi ce l’hai ancora?
«Con Pomicino che prima va a sinistra, poi con Rotondi e con Sgarbi, altro transfuga. O Mentana che sulle reti Mediaset fa propaganda agli altri. Un sessantottismo disgustoso. Non mi resta che sperare nei Papa boys quando saranno classe dirigente».
Follini?
«Lo stimo profondamente. Sembra freddo, ma in politica ci vuole. È colto e approfondisce le questioni».
Casini?
«Afferra i cambiamenti nell’elettorato. Da tempo giganteggia».
L’Udc esige il proporzionale per il 2006. Non si farà, ma intanto si perde tempo.
«Sarà come dici, ma è la riforma del futuro. Il sistema tedesco è il migliore quando ci sono molti partiti e una società varia come la nostra. Altrimenti, si moltiplicheranno le astensioni dei moderati».
Voterete il Federalismo o lì romperete?
«Dobbiamo avere il coraggio di rispettare i patti. Alcune parti poi sono indispensabili perché correggono errori fatti dalla sinistra».
Federalismo in cambio del proporzionale?
«Giusto legare le due cose. Ciascuno avrebbe il suo: la Lega la devolution, An il presidenzialismo, l’Udc la legge elettorale».
Il Cav ha fatto il suo tempo?
«La forza di un grande leader è anche capire le spinte della società. Se non impara dalle batoste e si arrocca, sbaglia. La gente vuole novità, nella squadra e nei programmi. Qualcosa che affascini e trasformi il potenziale della Cdl in voto effettivo».
Il tuo consiglio al Cav?
«Senta di più Casini che ha le antenne nel nuovo».
Che pensi del Cav?
«L’uomo è straordinario. Ti spiego: lui racchiude in sé tutto, i ruoli di mille uomini. Pensa alle nozze in casa Erdogan, ai battesimi, ai compleanni. Ma se si occupa di tutto, rischia di non pensare al quotidiano istituzionale».
Tutti vogliono Fazio morto. Un caso Leone bis?
«Peggio. Allora non c'era questa forza mediatica».
Nessuno lo difende.
«Io sono andato a portargli la mia personale solidarietà. Non ho interessi miei, né di lobby, mi preme l’interesse generale. Non si possono devastare così le istituzioni».
Come lo hai trovato?
«Sereno. Di una serenità impressionante. Il casino è nei giornali, non nei Palazzi».
Ha colpe tali nella faccenda delle scalate bancarie da doversene andare?
«Assolutamente no. È stato alle regole. Non ha fatto errori tecnici. Attaccandolo, si rovescia l’esito del mercato che ha bocciato le due Opa straniere».
La magistratura si è intromessa.
«Per completare la falsificazione. Fazio è vittima di una laida operazione: editoriale, finanziaria e giudiziaria».
La Cdl e il Cav sono della partita?
«Mi chiedo come possano accettare una manovra così oscura. Dimostrano una debolezza pari a quella dei vecchi partiti di fronte all’attacco della magistratura nel ’92-94. Non dobbiamo piegare la schiena. Finché ci sono queste regole, Fazio deve restare al suo posto».
Siniscalco è diventato il peggiore nemico di Fazio. Come mai?
«Me lo chiedo anch’io. Mi chiedo pure se, occupato com'è a attaccare Fazio insieme ai Della Valle e ai Giavazzi, stia pensando alla difficile Finanziaria, allo stato dei conti pubblici, alla crescita del debito».
La Cdl era più se stessa con Tremonti o Siniscalco?
«Con Tremonti. Siniscalco è un corpo estraneo».
In che ha sbagliato il governo?
«Ha fatto grandi riforme. Ma di sistema, che non toccano le tasche dei cittadini. Invece, bisognava anche sostenere i redditi. È l’attuale priorità».
Sei romano, ma deputato di Chieri, Piemonte. Sai almeno dov’è?
«Ci vado sistematicamente. Un senatore come me, non l’hanno mai visto. Seguo i problemi e cerco di risolverli. Ho difeso in Aula il futuro dell'Ospedale Mauriziano come non l'ha fatto nessun piemontese».
Tra Prodi e il Cav?
«Mille volte meglio Berlusconi. Prodi è uno scivoloso. Il giro col Tir per incontrare il popolo, l’ha cominciato in Piazza Santi Apostoli tra le case patrizie di Roma e sotto il suo ufficio. Poteva parlare dal balcone».
Se vincerà la sinistra, che ti aspetti?
«Molta tassazione. Una tv mielosa di buonismo veltroniano. Totale invadenza negli apparati nella società».