EUGENIO FINARDI S(u)ono in bilico tra musica e teatro

Il vantaggio dell’età. Così la mette, con ironia e un pizzico di meritato orgoglio professionale, Eugenio Finardi: la sua ultima avventura artistica ha sempre il sapore del palcoscenico, ma di un palcoscenico diverso. «A 55 anni, dopo una vita in cui penso di aver dimostrato ciò che so fare e ciò che mi appartiene, mi sono deciso a tentare una strada nuova - dice il cantautore mezzo milanese e mezzo americano, un cuore da sempre in bilico tra melodia italiana e infatuazioni blues -. D’altronde, quando si diventa vecchi, il coraggio aumenta: sai che vieni giudicato per ciò che hai fatto nei trent’anni precedenti».
La scommessa si intitola Suono (dove - mostra graficamente la locandina - la lettera «u» si differenzia, a suggerire un’altra parola: «Sono»): uno spettacolo fatto di «appunti teatrali» intrisi di aneddoti autobiografici, ma anche di «riflessioni sulla vita e sulla storia, o perlomeno su cosa io ho capito di queste due cose».
In cartellone al Teatro Filodrammatici dal 21 febbraio al 2 marzo per la regia di Paolo Giorgio, Suono non volterà completamente le spalle alla musica, e ci mancherebbe: se riflessioni e ricordi di un uomo chiamato Eugenio Finardi devono essere, la musica non può che occupare un suo legittimo spazio. «Eseguo brani legati alla mia storia, come Extraterrestre e Musica ribelle, ma anche composizioni minori, come Un uomo, composta agli inizi del mio cammino artistico - spiega -. Lo spettacolo è un momento di pura teatralità, fatto di recitazione, gestualità, proiezioni video di artisti contemporanei come Masbedo e Giuseppe Romano. Da un po’ di anni cercavo di realizzare un progetto di questo tipo e, tra l’altro, volevo farlo esattamente qui, ai Filodrammatici. Sono figlio di una cantante lirica, da bambino ero spesso alla Scala, molte volte venivo anche in questo teatro. Ho sempre voluto possedere il palcoscenico dei Filodrammatici». Ironia della sorte, Finardi lo fa con l’ultima piéce messa in scena nello storico spazio a due passi dal tempio della grande musica: il Teatro Filodrammatici si sposta in altra sede, per il momento ancora sconosciuta. L’idea alla base di Suono è affine a quella, celeberrima e celebrata, del teatro canzone di Giorgio Gaber: «Anche se, mettiamo subito le cose in chiaro, lui in confronto è Shakespeare - ironizza Finardi -. Lo spettacolo è diviso in due parti: la prima, più personale, consiste in un monologo in cui racconto una mia esperienza in Africa al fianco dell’associazione Medici Senza Frontiere; la seconda parte è più ideologica: faccio un bilancio di ciò che raccontavo in Musica ribelle. Provo a suggerire l’utilità di essere contro, ma in modo costruttivo. E faccio un paragone tra i deliri ideologici e terroristici degli anni ’70 e quelli contemporanei. Oggi la tentazione, cui non ci si deve arrendere, è quella di perdere la speranza». Il teatro offre il recupero di un’antica passione: «Il rapporto col pubblico - spiega il cantautore - ecco cosa mi mancava. La grande platea dei concerti rock e pop ti succhia l’anima, e spesso ti dà troppo poco in cambio. Il teatro, così come i concerti blues nei piccoli spazi, ti restituiscono lo sguardo della gente. E dunque ti restituiscono l’anima».
Al Teatro Filodrammatici
dal 21 febbraio al 2 marzo
Ore 21 (mercoledì ore 19.30, domenica ore 16)
Ingresso 22 euro
Per informazioni: 02.869.36.59