Eugenio il Rosso che volava sulla neve

Un libro ricorda l’epopea di Eugenio Monti, fuoriclasse dello sci e del bob

Due libri. Uno mancava, ci voleva. Assolutamente. Il secondo è un’idea bizzarra e felice, germoglio di un artista, giunta adesso per arricchire i ricordi dei Giochi Olimpici di Torino 2006. Il primo lo hanno voluto fortemente Cesare De Agostini e Gianni Cancellieri e ha per titolo Monti, Il Rosso Volante (Giorgio Nada Editore, pagg. 185, euro 39,80) con una lunga teoria di belle e rare fotografie che rendono eterna la vita intensa e sportivamente gloriosa di un campione ineguagliabile, l’amico, anche mio, Eugenio Monti.
Il secondo è diverso e perennemente allegro, nato e via via rinvigoritosi dalla creatività di un artista bresciano che ama la montagna e il ritratto, che ha voluto seguire i Giochi Olimpici invernali scattando mitragliate di immagini che poi, tornato a casa, ha eternato in parte nel suo stile pittorico che potrebbe affiancarlo a Andy Warhol e Rauschenberg, lasciando comunque spazi e tecnica alla sua notevole personalità. Il suo nome è Renato Missaglia, il libro ha per titolo Con gli occhi dell'arte (Edizioni d’arte Renografica, pagg 239, euro 45). Le fotografie non le ho contate, ma cinque sono dedicate a me, e qui lo ringrazio. E inoltre, novità penso assoluta, è che questa sua preziosa opera è riuscito a presentarcela non solo in lingua italiana, ma anche in inglese e addirittura cinese, felice omaggio all’immensa terra d’Oriente che sta preparando i prossimi Giochi Olimpici, gli estivi del 2008.
Eugenio Monti, fuoriclasse dello sci e del bob, e capace di provare altre realtà con immediato successo, l’ho conosciuto «collega» ai campionati universitari di sci nel 1948 a Bardonecchia. Due anni dopo fu campione italiano assoluto di discesa e slalom e stupì il mondo intero nel successivo inverno dominando due discese mondiali, la seconda delle quali davanti al mitico Zeno Colò con oltre due secondi di vantaggio. Il terzo fu a cinque! Purtroppo in autunno dello stesso anno si infortunò al Sestriere frantumandosi i legamenti di un ginocchio e, con essi ricomposti ma non più a livello di strenuo agonismo con gli sci, fu costretto a rassegnarsi alla parola fine. Dello sci agonistico, ma non dello sport. Sono molto lieto che gli autori abbiano pubblicato a pagina 32 una affettuosa fotografia di Zeno ed Eugenio che li ritrae abbracciati al Sestriere, il primo con una sorta di sorriso incoraggiante al suo prossimo successore e il secondo con lo sguardo e l’incertezza di chi sperava tanto di divenirlo. L’autore della foto, mi scuso, sono io.
Eugenio amava la velocità e abbandonati gli sci pensò al bob di cui Cortina è patria, e in 15 anni seppe scrivere il più elevato romanzo di quella audace disciplina con medaglie olimpiche e addirittura nove titoli mondiali. Il volume dedicatogli - e qui sento di dover ricordare che l’epiteto Rosso Volante uscì dal cervello di Gianni Brera - rievoca la sua leggenda, sci, bob, automobilismo, arrampicate, lavoro, evasioni, famiglia, fermandosi giustamente al coraggioso epilogo. Ho sempre raccolto le sue confidenze, anche perché le nostre due dimore cortinesi distavano poche centinaia di metri. Negli ultimi tempi il male che l’aveva aggredito e che lui combatteva con la tenacia del suo cuore vincente, si confermò comunque inesorabile. Fino a quel giorno in cui, sollecitato a recarsi in una clinica specialistica per un controllo ed eventuali terapie, visti alcuni colpiti dalla stessa malattia in carrozzella, avvertì che la sua indole di campione non poteva adeguarsi a quella per lui insostenibile realtà. Tornò a Cortina, riscaldò il motore del suo coraggio, e per la seconda volta scrisse la parola fine. Era il 2 dicembre 2003.
Quanto al secondo volume, sento di non poter dedicare ampio spazio alle fascinose immagini di Renato Missaglia: sono tante a colori forti, a ritratti, balzi, sorrisi, impeti, paesaggi ma in egual misura sono le fotografie di personaggi come Toni Sailer, Rosy Mittermaier, Kristian Ghedina, Re Harald V di Norvegia, Felipe e Letizia di Spagna, Tiziana Nasi, Alberto Tomba, Carlo Mollino e Vittorio Sgarbi. E altri per oltre due centurie. Insomma, un volume da godersi e conservare.