Le Eumenidi in dialetto siciliano

L’autore Pirrotta, erede della tradizione dei cantastorie, ha stravolto il finale: un osanna al posto di una catastrofe

Vincenzo Pirrotta, siciliano allievo di Mimmo Cuticchio ed erede della tradizione dei centisti e dei cantastorie siciliani, è al Teatro Leonardo con le Eumenidi, che lui stesso ha tradotto dal greco al dialetto siciliano («la lingua che ha contraddistinto la mia infanzia»). Un lavoro in cui si mescolano sapientemente la tragedia greca d’origine con la tradizione siciliana, africana e le sperimentazioni teatrali artistiche contemporanee: «Avevo già lavorato alla trilogia di Eschilo - dice Pirrotta -. La raccontavo al pubblico utilizzando le forme popolari del “cunto” e affidandomi alla particolare scansione ritmica di questo genere siciliano di racconto. In seguito - continua i regista - sono andato alla ricerca di forme più arcaiche, quelle delle tradizioni nordafricane e maghrebine, le cui assonanze sono ancora presenti nella mia isola». Il risultato non può che essere una rielaborazione sapiente della tragedia greca, in cui lo scontro tra Apollo e le Erinni, che rimette in gioco il destino di Oreste, si arricchisce di improvvise variazioni ritmiche, di scansioni vocali e musicali, di cambiamenti e di sonorità primordiali.
Il tutto avviene in una scena, di Pasquale De Cristofaro, essenziale, studiata per far risaltare il suono: un grande cubo di cristallo che trae ispirazione da un quadro di Frans Bacon, e in cui si muove Vincenzo Pirrotta stesso, attore dalla «prorompente forza interpretativa», incarnando sia Oreste che Clitennestra. Insieme a lui Giovanni Calcagno, Salvatore Ragusa, Marcello Montalto e Maurizio Rippa (contraltista) e la compagnia del Ctb. La musica, di Ramberto Cimmarughi, che ha un ruolo fondamentale, sarà eseguita dal vivo da Emanuele Esposito e Gianni Maestrucci alle percussioni, e Angelo Lazzeri alla chitarra. Tutto concorre al finale: «Una sorpresa - anticipa lo scenografo Pasquale De Cristofaro -. Non c è una catastrofe ma un improbabile osanna, credo che il senso tragico vada semmai ricercato nella sospensione. La lingua siciliana rende tutto ciò ancora più suggestivo».
Eumenidi
teatro Leonardo Da Vinci (via Ampère 1)
fino al 1° aprile