Eur, un’azienda che non smette di crescere

Roberto Filibeck

Il 2005 è stato l’anno dei risultati, il coronamento di un triennio di gestione positiva dell’azienda sorta dalla trasformazione dell’Ente Eur in Spa, detenuta per il 90 per cento dal ministero dell’Economia e per il restante 10 dal Comune di Roma. Una «Real Estate» sui generis che gestisce il quartier dell’Eur: un patrimonio unico, un complesso urbanistico, architettonico e ambientale costituito da 300mila metri quadrati di immobili di valore storico e 600mila di aree verdi. Negli ultimi tre anni i principali indicatori di bilancio hanno evidenziato una costante tendenza alla crescita, fino a distribuire, per la prima volta nella storia della società, un dividendo da 5 milioni di euro ai suoi azionisti. Dietro il rilancio di Eur SpA. un consiglio d’amministrazione coeso, presieduto da Paolo Cuccia. Abbiamo chiesto a Mauro Miccio, amministratore delegato dell’ente, di tracciare i momenti più importanti di questa significativa trasformazione.
Miccio, quali erano le condizioni di Eur SpA al momento della sua nomina e quali le strategie adottate dalla sua amministrazione per rilanciare la società?
«Nel 2003 Eur SpA era un’azienda che, nonostante sulla carta fosse già avvenuto il passaggio da ente pubblico a società privata, non aveva ancora maturato una strategia di sviluppo imprenditoriale. Nell’ultimo triennio il management di Eur SpA ha portato a termine una svolta significativa nella gestione aziendale che ha proceduto su un doppio binario: da un lato si è avviata la ristrutturazione economica della società, dall’altro si è lavorato per rilanciare l’immagine sia dell’Eur SpA sia dell’intero quartiere. Oggi Eur ragiona da SpA e non più da ente pubblico e l’area ha perso nell’immaginario collettivo il ruolo esclusivo di area direzionale della città proponendosi sempre più come centro alternativo al cuore storico-archeologico di Roma per il turismo, la cultura e l’intrattenimento».
Facciamo qualche esempio concreto?
«I nostri sforzi sono stati orientati verso politiche di rilancio territoriale, con grande attenzione al tema della sicurezza e agli spazi aperti al pubblico che, nel lungo periodo, sono convinto porteranno a un’ulteriore valorizzazione dei nostri immobili. Rispetto alle altre aziende del settore, Eur SpA è una società immobiliare che si trova ad amministrare un patrimonio unico (del valore di circa 700 milioni di euro) e che la nostra attività si inserisce in un mercato immobiliare, quello romano, attraversato da una fase di stabilità sul versante delle locazioni. Alla luce di queste considerazioni i risultati ottenuti in questo mandato dimostrano un andamento in controtendenza nel panorama sia capitolino che nazionale. Dal 2003 al 2005 il nostro fatturato è cresciuto da 24 milioni a 33 milioni di euro».
In che direzione vanno ora le previsioni economiche di Eur SpA?
«I dati dimostrano l’efficacia della strategia adottata nell’ultimo triennio di gestione e le previsioni confermano la tendenza positiva registrata fino a oggi. Entro la fine del 2006 si conta di completare un piano di investimenti pari a 30 milioni di euro e il fatturato si prevede supererà i 35 milioni di euro, mentre il dividendo distribuito nel 2005 ai nostri azionisti il prossimo maggio supererà i 9 milioni di euro e si prevede cresca fino a 15 milioni di euro nel 2007. Inoltre il recente cambio di statuto ha riconosciuto formalmente la possibilità di intraprendere attività di sviluppo e compravendita del patrimonio immobiliare anche al di fuori del perimetro storico dell’E 42, e questo apre nuovi e interessanti scenari di crescita economica per la società, consentendo così di ipotizzare il ricorso all’indebitamento per far fronte a importanti investimenti».
Progetti in cantiere?
«Nel 2006 la società ha intenzione di investire 400 milioni di euro per finanziare la riconversione del Velodromo Olimpico di Roma e la costruzione del Nuovo Centro Congressi firmato dall’architetto Massimiliano Fuksas. Gli advisor ci indicheranno la strategia da adottare per finanziare i progetti: l’idea è quella di ricorrere alla leva finanziaria con un giusto mix tra indebitamento ed equità».