Eurispes fotografa le paure degli italiani

Il timore più diffuso è quello di subire un furto nella
propria abitazione. Colpevole in parte il contributo negativo dei mass media, il Bel Paese ha meno fiducia nelle forze dell'ordine e teme maggiormente per la propria incolumità. Il 40% pensa che gli stranieri siano i principali autori di crimini

Roma - Dalla rilevazione sulla sicurezza, effettuata anche quest’anno dall’Eurispes nel Rapporto Italia 2008, emerge che il timore più diffuso è quello di subire un furto nella propria abitazione: è così per il 38,3% degli italiani. Forte è anche il timore di essere scippati o borseggiati o che venga rubato il proprio motorino o la propria auto. L’introduzione al capitolo del Rapporto "Legalità: un valore che conviene" è firmata da Giancarlo Caselli, attuale procuratore generale di Torino.

Il contributo (negativo) dei media La maggior parte degli italiani è convinta che l’immagine offerta dai mass media sia realistica. Al contrario, il 34,8% trova che i toni sui fatti trattati siano allarmistici. Ben il 23,7% è convinto, invece, che il problema venga trattato in modo meno grave rispetto alla realtà. Per i Carabinieri e la Polizia le frequenze più alte si registrano nell’opzione "buono". Per la Guardia di Finanza, invece, la risposta «mediocre» è quella che presenta il valore più alto. Complessivamente, poco più della metà dei cittadini valuta l’operato dei Carabinieri positivamente (52,9%), così come quello della Polizia (50,2%); per la Guardia di Finanza, a prevalere leggermente è una valutazione negativa: il 53,7% degli intervistati si esprime in questo senso.

Il rapporto con gli immigrati Il 47,6% non rintraccia differenze tra italiani e stranieri nel commettere reati. Nonostante ciò, non è affatto trascurabile la percentuale di coloro i quali pensano che gli stranieri siano i principali autori di crimini in Italia (40,7%). Solo il 6,4% risponde che a commettere reati sono soprattutto gli italiani. La percezione dello straniero come principale autore di reati è diffusa soprattutto nel Nord-Est (52,8%). In generale prevale comunque la posizione neutrale: per il 45,6% nel Nord-Ovest, il 52,1% nel Centro, il 48,4% nel Sud e il 56,9% nelle Isole, italiani e stranieri in egual misura commettono crimini. L’atteggiamento cambia quando viene chiesto se tra gli immigrati che vivono nel nostro Paese ci siano alcune nazionalità più coinvolte nei crimini: il 72% risponde di sì. Solo il 27,4% è convinto del contrario. Più implicati nei crimini sarebbero, secondo l’opinione dei cittadini, i rumeni, seguiti dagli albanesi e dai marocchini. La causa della diffusione della criminalità nel nostro Paese sono le pene poco severe e le scarcerazioni facili: risponde scegliendo questa opzione il 22,9% degli italiani. Il 15,4% pensa che esista una componente di disagio sociale. Diffusa anche l’idea che sia insufficiente la presenza dello Stato e manchi una cultura della legalità insieme all’incremento del numero degli immigrati nel nostro Paese. Il potere delle organizzazioni criminali, la difficile situazione economica e le scarse risorse a disposizione delle Forze dell’ordine vengono individuate come cause con minore frequenza. Il 35,5% dei cittadini per contrastare la criminalità, inasprirebbe le pene. Molti, il 20,7%, rafforzerebbero il dispiegamento delle Forze dell’ordine oppure limiterebbero l’accesso agli immigrati.

La sicurezza sul lavoro Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, l’Eurispes sotto linea che l’Italia, al settimo posto in Europa per intensità del fenomeno infortunistico, registra il 21,1% del totale degli infortuni mortali. Il che significa che un morto sul lavoro su cinque nel continente europeo è italiano. L’Italia è poi al terzo posto per i morti sul lavoro con meno di 18 anni. La mortalità minorile è più del doppio rispetto alla media europea. Molto elevata è la percentuale degli infortuni occorsi agli immigrati, che hanno il 14% di probabilità in più di subire infortuni sul lavoro. Il lavoro sommerso, mostra un numero elevatissimo di infortuni: circa 225.000, dei quali 17.500 nel settore edilizio; ma sono infortuni che in gran parte, per forza di cose, restano sommersi.

Carceri sempre più piene Al 31 dicembre 1990 i detenuti, nel nostro Paese, erano 25mila circa. Al 31 luglio 2006 avevano raggiunto il numero di 63mila. La curva dei reati, nel nostro Paese è stazionaria o addirittura in discesa. Secondo le rilevazioni del Ministero dell’Interno, c’è stato un calo dei reati commessi pari a 145.043. Il numero dei delitti resta molto elevato, ma sono in calo i reati cosiddetti "predatori", le rapine, le violenze sessuali, gli incendi, le estorsioni, i reati legati agli stupefacenti e gli omicidi. Il carcere, rileva l’Eurispes, è sempre più una sorta di "discarica sociale". Sul totale delle persone detenute, circa il 33% sono straniere e circa il 27% sono tossicodipendenti. Quanto ai reati commessi, i detenuti per violazione della legge sugli stupefacenti sono intorno al 15%, quelli per reati contro il patrimonio il 31%, quelli per delitti contro la persona il 15%. Marginali sono le aliquote riguardanti delitti come l’associazione di stampo mafioso edinfinitesimali quelle per i reati dei "colletti bianchi", conferma della compresenza, nel nostro sistema, di due codici distinti.