«Eurizon e Intesa Vita possono convivere»

I differenti modelli adottati dai due gruppi in risparmio gestito e assicurazione. Gli elogi di Bruxelles a Bankitalia

Pierluigi Bonora

da Milano

La nascita della Superbanca italiana dalle nozze tra Intesa e Sanpaolo Imi anche ieri è stata al centro dell’attenzione al workshop Ambrosetti di Cernobbio. Dopo che Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa, venerdì ha salutato la fusione come «un’operazione stupenda», difendendo il concambio scelto come «il più corretto», ieri a varcare i cancelli di Villa d’Este è stato Alfonso Iozzo, ad del Sanpaolo. Al top manager di piazza San Carlo è subito toccato fare chiarezza su uno dei nodi più complessi da sciogliere, quello della convivenza tra Eurizon, polo del risparmio gestito e dell’assicurazione del gruppo Sanpaolo, e Intesa Vita, la joint venture di bancassicurazione tra il gruppo bancario milanese e Generali, che consolida la raccolta della compagnia. «Se Eurizon e Intesa Vita possono convivere? Perché no», ha risposto Iozzo ai giornalisti, lasciando così aperta la porta a questa soluzione.
La fusione tra Sanpaolo Imi e Banca Intesa mette infatti a confronto i differenti modelli adottati dai due gruppi nel risparmio gestito e nell’assicurazione. Torino, in proposito, può infatti contare su una propria fabbrica-prodotti, concentrata in Eurizon, mentre Milano distribuisce prodotti dei due partner Generali, nell’assicurazione, e Crédit Agricole, nel risparmio gestito. Con entrambi esistono, oltre a legami societari in Intesa Vita e in Nextra, accordi commerciali che vincolano i partner. Il primo a scadere sarà quello di Intesa vita il prossimo aprile. Tenuto conto che Crédit Agricole e Generali sono anche destinati a diventare tra i principali soci del nuovo aggregato bancario, il mercato si interroga su quale modello verrà adottato dal gruppo nell’assicurazione e nell’asset management. E ieri Iozzo ha dato una prima risposta.
Sulla Superbanca italiana, destinata a diventare una delle principali realtà creditizie dell’eurozona, si sono già accesi i fari di Bruxelles con gli apprezzamenti del commissario al Mercato interno, Charlie Mc Creevy, al ruolo svolto da Bankitalia («l’Italia da dodici mesi sembra aver aperto la strada del consolidamento europeo nel settore»), dall’altra la titolare dell’Antitrust Ue, Neelie Kroes, ha riferito di non essere ancora in grado di pronunciarsi sulla fusione. «In generale - ha spiegato - le fusioni ci vengono notificate quando le parti hanno attività al di fuori del Paese, non so in questo caso come stanno le cose. Se le due parti sono solo italiane rientra nella competenza dell'Autorità italiana ed esula dalla nostra. Dobbiamo valutare».
Domani, intanto, si insedierà la «task force» costituita dal Sanpaolo Imi per gestire la fase di transizione verso la fusione con Intesa. Ne faranno parte alcuni top manager della banca di piazza San Carlo. Il team, che lavorerà in rapporto stretto con la struttura analoga costituita da Intesa, effettuerà le analisi delle attività della banca per definire sinergie operative e funzioni. A Torino rimane comunque qualche malumore sull’operazione, ma una parola conclusiva arriverà sempre domani dal comitato di gestione della Compagnia, principale azionista del Sanpaolo con il 14 per cento. La Fondazione dovrebbe nominare l’advisor (il nome probabile è quello di Rothschild) per valutare una possibile correzione del concambio in termini più favorevoli a Torino, anche se Passera, sempre da Cernobbio, ha ribadito che si tratta di concambi corretti, proposti da tutti gli advisor e approvati all’unanimità.
Martedì, infine, il presidente della Compagnia, Franzo Grande Stevens, incontrerà i vertici delle istituzioni torinesi, il sindaco Sergio Chiamparino, i presidenti della Provincia e della Regione, Antonio Saitta e Mercedes Bresso.