Euro: aumenti generali e responsabilità comuni

Da tre anni abbiamo sentito di tutto sul problema, meno la realtà che a me pare peraltro di evidenza palmare e basata su tre semplici punti.
Primo: avendo grande dimestichezza con i cambi e viaggiato in vari Paesi «euro» come Francia, Spagna e Germania, ho potuto constatare che gli aumenti dei prezzi si sono verificati ovunque, in misura diversa, ma sempre notevole.
Secondo: la responsabilità è da attribuirsi principalmente alla massa dei consumatori che non hanno avuto la prontezza di impratichirsi sul cambio e così, anziché boicottare la scandalosa speculazione subito posta in atto, l’hanno accettata, legittimandola sostanzialmente e danneggiando così anche i pochi che sapevano far di conto.
Terzo: non vi è dubbio, peraltro, che la Ue e i governi nazionali abbiano fatto ben poco per sensibilizzare i consumatori. E su questo punto non ho le prove, ma un fortissimo sospetto che tale carenza sia stata in qualche modo voluta, prefigurando un conseguente, sensibile ampliamento del giro di affari, con un positivo ritorno, in termini di Iva e imposte dirette, per gli erari nazionali.
Il risultato non è stato un impoverimento generale ma un trasferimento di ricchezza dal reddito fisso - generalmente il meno abbiente - al reddito autonomo e di impresa; ma anche, probabilmente, una maggiore evasione fiscale, suggerita dall’opportunità di rendere meno appariscenti gli incrementi di giro d’affari.